Se con mille euro di Bot ora si guadagnano solo 18 centesimi

IL PESO DEL FISCO – Troppe imposte e commissioni e all’investitore spesso non rimane che un pugno di mosche in mano. Un taglio dei guadagni che per colpa del fisco è tra il 30 e il 36%. Sono i calcoli riportati da CorrierEconomia che ha provato a fare i conti in tasca al progetto di rimodulazione delle aliquote sulle rendite finanziarie, aumentata dal 20 al 26% (esclusi i titoli di Stato che resterebbero al 12,5%). L’aggravio quindi? Varia da dai 12 euro sopportati dal titolare del conto di deposito vincolato più povero (10 mila euro) fino ai 300 euro che dovrebbe sborsare il titolare del pacchetto azionario da 100 mila euro.

TITOLI DI STATO – Meglio i bond quindi? Non proprio. Prendendo in esame i titoli di Stato e nello specifico l’ultima asta Bot annuali, il cui rendimento lordo è stato pari allo 0,595%, il rendimento è ancora più magro. Applicando le massime commissioni bancarie (30 centesimi), l’aliquota del 12,5% e la mini-patrimoniale (0,2%) nelle tasche del risparmiatore privato che investito mille euro rimarrebbero esattamente 18 centesimi. Senza contare l’inflazione che potrebbe addirittura azzera anche i pochi centesimi rimasti.

GUARDARE LONTANO – Cambiando scadenza il risultato non cambia di molto. L’ultima asta del Btp a tre anni ha segnato un minimo dell’1,12%. Anche in questo caso — dopo aver pagato le tasse più basse del sistema, la patrimoniale e le spese bancarie — al privato resta un risicato 0,28%, che nulla può per arginare la pur freddissima inflazione (0,8%). Per guadagnare con i titoli di Stato, conclude CorrierEconomia, bisogna spostarsi su scadenze almeno quinquennali, prendendosi rischi diversi e più elevati rispetto a quelli che si corrono restando sotto i tre anni.