di Paolo Ghezzi*
Togliamo subito di mezzo un possibile equivoco. I numeri sulle prime sperimentazioni certificano che il metaverso è ancora lontano.
Non per questo, però, dobbiamo smettere di interrogarci sul suo significato, sul valore che potrà portare alle nostre vite e sui rischi e le criticità che inevitabilmente deriveranno dalla sua affermazione.
Semmai è vero il contrario. Proprio perché il metaverso è ancora desolatamente vuoto, è più che mai necessario sfruttare la distanza “tra il dire e il fare” per fissare alcuni punti fermi da cui governare questa futura dimensione. E non lasciare, ancora una volta, che l’innovazione passi solo per i big-tech del mercato, vere e proprie superpotenze economiche e geopolitiche prive di un mandato democratico (secondo McKinsey[1], gli investimenti nel metaverso quest’anno toccheranno i 120 miliardi di dollari e c’è chi traguarda i 760 miliardi nel 2026).[1]
Nuova era tecnologica
Come ha detto Matthew Ball[2], il metaverso è anzitutto “un’ambizione, un’ipotesi”. Un insieme di spazi digitali che – grazie a tecnologie abilitanti come realtà virtuale, blockchain e intelligenza artificiale – ospiterà un numero crescente di esperienze nelle quali muoversi per sperimentare idee e soluzioni virtuali prima ancora di renderle disponibili (ad esempio per testare un prodotto o servizio, oppure un iter burocratico). Un modo per rispondere alla crescente esigenza di personalizzazione delle esperienze digitali verso cui mondo fisico e virtuale stanno già convergendo e in cui i colossi digitali stanno ri-definendo i concetti di identità e di proprietà degli asset immateriali.
E la Pubblica amministrazione? Una cosa è certa. Oggi nessuna azienda ha in casa le risorse per costruire da sola il metaverso. I giocatori saranno molti ed è questo il momento per creare le regole del gioco. Un obiettivo cui la Pa – italiana ed europea – dovrebbe puntare con decisione per affermare una leadership che non ponga limiti ai possibili sviluppi del mercato, ma che eserciti il suo ruolo anzitutto nell’interesse della collettività e non di pochi player. Poi, per garantire la sicurezza dei giocatori sotto il profilo dell’identità e della tutela degli asset. Infine, investendo nella formazione, in primis della Pa stessa. La leva digitale – ancor più in vista del metaverso – può e deve servire a restituire valore alla figura del civil servant, attraverso la costruzione di competenze digitali avanzate a tutti i livelli, centrali e locali, perché la Pa diventi fattore abilitante di un’innovazione diffusa.
Supporto alle imprese
La pandemia ha accelerato alcuni processi digitali su vasta scala – dallo smart working al distance learning – ma anche la consapevolezza della necessità, in questa fase, di una forte interazione umana all’aumentare dei supporti digitali. Un passaggio fortemente avvertito nel mondo delle imprese che nel nostro Paese sono in maggioranza micro o piccolissime e che, in più di un caso su due, coincidono con la figura dell’imprenditore.
InfoCamere, accanto alle Camere di commercio, potrebbe svolgere un ruolo guida in questo percorso difficile ma ricco di opportunità, partendo da presupposti solidi. Già oggi garantisce un presidio per accedere all’identità digitale, offre strumenti per aiutare le Pmi ad acquisire una maturità nel campo della cyber security, è impegnata nella sperimentazione di nuove modalità di interconnessione con le altre pubbliche amministrazioni, lavora alla semplificazione dei rapporti tra imprese e Pa secondo il principio del once only.
La prossimità territoriale con gli imprenditori e la capacità di trasportare i servizi in uno spazio virtuale potrebbero fare degli enti camerali una porta di accesso al metaverso sicura e semplice per le Pmi. Pensiamo al tema della fiducia. Oggi un’impresa deve essere iscritta al Registro Imprese. Essere identificabile attraverso dati ufficiali registrati in una fonte accessibile garantisce fiducia al mercato e la stessa “fede pubblica” dovrà essere garantita anche nello spazio virtuale del metaverso.
Avvertenze per l’uso
Non solo. L’esplosione di dati attesa dalla nascita di nuovi mondi virtuali sarà un’opportunità per i policy maker per realizzare interventi più mirati a supporto dei sistemi economici locali. La loro registrazione deve avvenire in modo sicuro, garantendo da un lato la privacy degli utenti e, dall’altro, la possibilità di una lettura intelligente, integrata con altre fonti. Nel nuovo scenario, il Registro delle Imprese delle Camere di commercio potrebbe evolvere per rispondere a queste esigenze, accrescendo il valore che già restituisce a partire dal suo contenuto informativo.
Le criticità da superare nella costruzione di questo ecosistema digitale non vanno sottostimate: cyber-sicurezza, accessibilità, fiducia, sostenibilità. Dovremo garantire che le esperienze nel metaverso possano avvenire nel rispetto dell’integrità degli individui e dei loro asset – a partire dai dati – in un’ottica di privacy-by-design. Dare supporto a utenti e cittadini che non hanno un elevato grado di competenze digitali o con disabilità. Assicurare il presidio di istituzioni dedicate a garantire le regole. Fare scelte lungimiranti e investimenti adeguati per rispondere alla crescente “fame” di energia che lo sviluppo del metaverso necessariamente comporterà.
La (probabilmente) lunga fase di early adoption, come la definiscono i tecnici, è una grande prateria che fornirà a tutti opportunità ancora più grandi. Quella che in molti hanno etichettato la “falsa partenza” del metaverso non deve illuderci che questo processo non si realizzerà. Al contrario, deve spronare governi e organizzazioni pubbliche a impiegare utilmente il tempo che abbiamo davanti per prefigurare gli scenari in cui cittadini e imprese potranno e dovranno muoversi in un futuro comunque prossimo, e soprattutto le regole che li governeranno. Fino a dotarsi di un nuovo “codice ontologico” – come sostiene Luciano Floridi – per evitare “l’instaurarsi di una cultura individualista di massa” e fare in modo, invece, che le tecnologie abilitanti che animeranno il metaverso siano al servizio dei cittadini e delle imprese in modo inclusivo, facendo prevalere un’etica del bene comune digitale su quella che risponde alle logiche di pochi grandi player di mercato.
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[1] https://www.mckinsey.com/industries/financial-services/our-insights/web3-beyond-the-hype
[2] Matthew Ball è autore del best-seller “Metaverse – And How It Will Revolutionize Everything” – https://bigthink.com/series/the-big-think-interview/why-the-metaverse-matters/
*direttore generale InfoCamere