Riforma del catasto, cosa cambia veramente per i contribuenti

Dopo il via libera del governo al decreto attuativo per dare il via alle 107 censuarie che decideranno come adeguare il valore catastale degli immobili a quello di mercato, è partito il lungo cammino della riforma del catasto.

LE DUE NOVITA’ – Ma cosa cambierà veramente per i cittadini? Nel breve termine poco in realtà, visto che la riforma impiegherà circa 5 anni per entrare a regime: sono oltre 62 milioni gli immobili da censire e i proprietari, spiega Corriere.it, avranno anche la possibilità di impugnare gli estimi, con un rischio gigantesco di contenzioso. Due le grosse novità. La prima riguarda case e uffici: l’unità di misura ai fini fiscali sarà la superficie espressa in metri quadrati e non si utilizzeranno più i vani catastali. La seconda è che ci saranno ancora come oggi la rendita catastale (che misura il canone annuo teorico ottenibile affittando l’immobile) e il valore (ovvero il prezzo di mercato).

COME SI CALCOLA – Mentre però oggi il valore si calcola con un moltiplicatore della rendita (ad esempio: se si compra una prima casa il valore è dato dalla rendita aumentata del 5% e moltiplicata per 110; se si pagano Imu e Tasi si moltiplica per 160 la rendita rivalutata del 5%) ora la base di calcolo saranno gli affitti reali e i prezzi reali; adeguati con un “algoritmo” che adatterà i valori rilevati sul territorio (presumibilmente quelli definiti dall’Agenzia delle Entrate nel suo Osservatorio semestrale del mercato immobiliare) alle caratteristiche di via, piano e stato di conservazione esterna dell’immobile. Il rischio concreto è quello di tasse più alte, perché oggi i valori catastali sono ancora sottostimati rispetto al mercato, anche se la differenza, dopo la caduta dei prezzi, si è assottigliata.