Rent to buy, ovvero il patto di futura vendita: un’alternativa al mutuo

Ormai è da quasi un mese che sentiamo parlare del fatto che l’Italia sembra stia uscendo dal tunnel per quanto riguarda la concessione dei mutui. Sia perché lo Stato si offre come garante, sia perché le famiglie italiane iniziano a capire che l’attesa non porta frutti, e quindi hanno pensato di darsi da fare ed aguzzare l’ingegno. Ma non è sempre facile trovare condizioni che soddisfino totalmente le nostre necessità. Diventa dunque di primaria importanza mettere i migliori mutui a confronto per essere sicuri di fare la scelta giusta e più adatta alle nostre esigenze.

RENT TO BUY – Ma da qualche tempo esiste anche una nuova formula per l’acquisto di una casa, si chiama “rent to buy”, ovvero patto di futura vendita. E’ un iter che accompagna i potenziali acquirenti dal contratto di locazione all’acquisto, previsto dal decreto Sblocca Italia per il 2015. Il motivo dell’introduzione di questa novità è dovuto al fatto che lo scenario socioeconomico in cui si trova l’Italia in questi anni porta le persone ad essere disorientate per quanto riguarda gli investimenti sugli immobili.

ALTERNATIVA AL MUTUO – Per questo motivo si tende a prendere in considerazione il contratto di locazione solo in caso di estrema necessità e si preferirebbe avere anche un’alternativa al mutuo, che non sempre ci si può permettere. Sembrano tutte idee utopiche ma non è così, perché con la formula “rent to buy”, altrimenti noto come affitto con riscatto, al contratto di locazione fa seguito un contratto di compravendita. In questo modo si può godere di un immobile in affitto che in seguito sarà possibile acquistare sottraendo al valore d’acquisto l’ammontare relativo alle mensilità di affitto già versate.

CONTRATTO A SE’ – Dal decreto legislativo 133/2014 emerge come il “rent to buy” si configuri come un contratto decisamente diverso dall’ordinaria locazione. Per cui non è un contratto di affitto “speciale”, ma un vero e proprio schema contrattuale a sé stante e caratterizzato da specifiche norme che lo contraddistinguono Ad esempio il conduttore di un RTB può avere un contratto in cui è previsto un automatismo d’acquisto, per cui viene pattuito che con il pagamento dell’ultima rata il conduttore diviene ipso iure proprietario del bene.

LE SPESE SIMILI – Un’altra caratteristica che dimostra come l’RTB non sia un contratto d’affitto speciale è legata al fatto che non sono applicabili alcune norme come quella che disciplina la durata minima del contratto, quella che riguarda il rinnovo automatico o la disdetta per impedirlo. Ci sono altresì alcune caratteristiche simili al contratto di locazione, come quelle riguardanti le spese di ordinaria e straordinaria amministrazione. La tutela del concedente prevede il diritto di procedere allo sfratto in caso di inadempimento del conduttore.