Nuova governance e più m&a: ecco i progetti del duo Costamagna-Cirinà

Un cambio di passo rispetto alla gestione degli ultimi 15 anni, con un’accelerazione della crescita che non escluda operazioni di m&a di un certo taglio, anche a costo di ricorrere all’effetto leva. È il succo del piano presentato prima agli analisti e poi ai giornalisti da Claudio Costamagna e Luciano Cirinà, rispettivamente candidati presidente e amministratore delegato della lista presentata da Francesco Gaetano Caltagirone, che può contare anche sul sostegno di Leonardo Del Vecchio e della Fondazione Crt.

Crescita accelerata

Nel progetto di piano è indicato come obiettivo della crescita un Cagr del 14% annuo per il prossimo triennio, un terzo in più di quanto previsto dal piano presentato dal group ceo in carica Philippe Donnet. “Due o tre punti percentuali si possono conseguire consolidando le acquisizioni recenti come Cattolica, l’8,5-9% può arrivare dalla crescita interna e il 3-4% dalle possibili acquisizioni”, ha spiegato Costamagna. Per il quale c’è spazio per un’acquisizione tra i 4,5 e i 6 miliardi di euro, in grado di garantire un ritorno intorno al 7% annuo. “Generali ha una posizione di capitale molto solida: possiamo anche fare ricorso alla leva se necessario”, ha aggiunto. Per poi precisare: “Tutto ciò lo si potrà fare mantenendo la disciplina e non mettendo a rischio il rating. Il Solvency ratio è molto alto; c’è spazio di manovra”. Per altro Costamagna non ha escluso l’eventualità di mettere in campo un aumento di capitale, “se sarà utile per generare ritorni positivi per gli azionisti nel medio termine”.

 

Cina nel mirino

Non sono state fornite indicazioni in merito ai possibili target (“Al momento non abbiamo alcuna ipotesi sul tavolo, le studieremo dopo l’eventuale successo”, ha aggiunto il candidato presidente), ma è emersa qualche indicazione sulle aree geografiche nelle quali concentrare l’attenzione. “Non abbiamo preclusioni, nemmeno in Italia”, ha detto Costamagna rispondendo al quesito di un giornalista. “Un’area nella quale Generali è stata brava a entrare per prima tra gli operatori occidentali è la Cina, ma poi è rimasta immobile alle posizioni iniziali, mentre altri crescevano, e anche in maniera importanti”.

Perdita di competitività

Un aspetto sul quale hanno insistito molto i due candidati al nuovo cda di Generali è relativo alla progressiva perdita di competitività del gruppo rispetto ai principali concorrenti europei. L’ex-presidente di Cdp ha ricordato che nel 2005 Generali “capitalizzava 38 miliardi di euro e ora soltanto 29 miliardi, mentre in questo arco di tempo gli altri big del Vecchio Continente sono cresciuti”. Quindi un riferimento alla market share sui top 5 del settore. “E’ scesa dal 25 al 20%”.

 

Nuova governance

Cirinà ha annunciato importanti cambi nella governance in caso di successo all’assemblea del 29 aprile. “L’organizzazione attuale vede un peso eccessivo in capo al ceo, riteniamo sia giusto riequilibrarlo introducendo la figura del direttore generale e di un comitato esecutivo”. Sul primo versante occorre ricordare che la figura del dg era stata introdotta all’inizio del primo mandato di Donnet e la carica era stata affidata ad Alberto Minali, poi uscito proprio per contrasti con il manager francese.

Infine spazio ai costi, “che dovranno essere ridotti”, anche se non sono stati forniti dettagli sulle voci che saranno interessate dai tagli. “Di certo c’è che gli agenti resteranno centrali: li aiuteremo nel processo di transizione digitale per offrire una qualità del servizio sempre più elevata”, ha concluso.