Europa, flussi in acquisto verso le banche

A cura di Marc Craquelin, Direttore della Gestione di La Financière de l’Echiquier

Una settimana di leggerissimo rialzo sui mercati in queste giornate che continuano a essere segnate dalle problematiche inerenti alle banche centrali.
Negli Stati Uniti, la mancata crescita del salario orario a un anno mobile confuta la teoria della curva di Philips (secondo cui i salari crescono quando il tasso di disoccupazione è particolarmente basso dato che i lavoratori hanno maggior capacità negoziale). Da questa stabilità dei salari deriva la non ripresa delle aspettative di inflazione con i tassi a 10 anni che si attestano ancora, a fine mese, al 2,3%.
In Europa, invece, si assiste a un momentum diverso sui tassi.  La pubblicazione del verbale dell’ultima riunione della Banca Centrale Europea conferma la volontà manifestata da alcuni membri del Comitato di politica monetaria di condurre una politica meno accomodante. La reazione sui tassi a lungo termine è stata abbastanza netta e il Bund (mercato obbligazionario tedesco a 10 anni) chiude la settimana a 0,57%. Partendo da 0,25%, il Bund ha impiegato meno di due settimane per raggiungere il punto massimo degli ultimi 18 mesi.
Le conseguenze sui titoli vanno nella direzione del movimento iniziato la scorsa settimana: i flussi in acquisto si orientano verso le banche e una parte del ciclo europeo (automotive ad esempio), mentre soffrono le società indebitate e buona parte dei titoli growth le cui valorizzazioni si rivelano estremamente sensibili ai tassi.