Niente crisi, siamo italiani

Il Tefaf è la mostra mercato più importante del mondo. È bene iniziare con questo postulato per esaminare lo stato di salute del mercato dell’arte dopo un primo trimestre 2016 particolarmente turbolento, che ha bruciato sui mercati decine e decine di miliardi. I collezionisti hanno immediatamente tirato il freno a mano e le aste di Londra di febbraio ci hanno lasciato pochi ricordi memorabili. Il Tefaf di Maastricht d’altronde fa discorso a sé. Si tratta di una dieci giorni che si svolge in un luogo dove non c’è niente, o quasi. La località olandese ha vinto nel corso degli anni la concorrenza agguerrita delle fiere competitor in virtù di un vetting severissimo e dell’offerta senza paragoni che propone.

Il meglio del mercato

Chi va a Maastricht lo fa esclusivamente per esaminare e acquistare il meglio che il mercato riesce ad offrire, dal Precolombiano al Contemporaneo, con tutto ciò che ci sta in mezzo. Primitivi, Rinascimento, Vedutisti, Romantici, pittura, scultura, installazioni, oggetti d’arte, gioielli rarissimi, design. I prezzi non sono sicuramente competitivi, ma d’altronde i capolavori ci sono, e si pagano profumatamente. Qualche esempio? L’italiana Tornabuoni Arte proponeva un’intercamera plastica di Paolo Scheggi (i più attenti l’hanno vista passare ad un’asta italiana lo scorso dicembre). Il prezzo di vendita è considerevolmente più alto dell’aggiudicazione di dicembre, d’altronde la potenza, la rarità e la qualità dell’opera lo impongono. E ancora, da Landau Fine Art si è vista, ben segnalata, quella che probabilmente è l’opera più bella mai realizzata dal surrealista Paul Delvaux, Le Miroir. Anche questo olio era stato battuto a febbraio a Londra, per ben 7,3 milioni di sterline. Al Tefaf viene proposto per qualche milione in più.

Occasioni vip
Il prezzo, come detto, non è un problema per il pubblico. Solo nel primo giorno di preview Vip sono atterrati nel piccolo aeroporto di Maastricht in Olanda circa 300 jet privati con a bordo alcuni dei fortunati 1.800 miliardari che Forbes ha elencato scrupolosamente lo scorso febbraio. E dunque, con un patrimonio che supera i mille milioni, è plausibile considerare acquisti di opere dal milione in su. A Maastricht tutto è possibile, si può comprare un capolavoro di Renoir (da Dickinson, del 1885), un pezzo unico di design anni ’50, un gioiello con caratura da record, una scultura di Henry Moore, un taglio di Fontana. I tondi con farfalle di Damien Hirst diventano piccoli complementi d’arredo. La galleria Robilant + Voena ha una parete con due Fontana storici e un Basquiat dalle notevolissime dimensioni in vendita a 8 milioni di euro. La risposta dei collezionisti e dei maggiori direttori dei musei internazionali non si è fatta attendere. Quasi fosse un’isola tropicale esclusa dalle dinamiche delle borse mondiali, il Tefaf mantiene alto il suo prestigioso nome anche nell’anno della storica flessione del mercato dell’arte.

Cina in frenata
Secondo il report dell’esperta Claire Mc Andrews, il 2015 ha segnato un’inaspettata discesa nel volume di questo mercato, causata per lo più dalla brusca frenata cinese. il mercato globale (aste, gallerie e vendite private) si attesta, complessivamente, sui 63,8 miliardi di dollari con una flessione del -7% sul 2014. In calo anche il numero delle transazioni (-2%). Secondo lo stesso report i grandi capolavori mantengono il loro valore e addirittura siglano record più alti, ma la fascia media che va dai 10 ai 200 mila euro è quella più in difficoltà.

Niente crisi per l’Italia
In questo scenario l’Italia continua invece a crescere (+16,8%) e, a differenza di quanto accaduto nel 2014, guadagna anche quote di mercato passando dallo 0,8% in valore del 2014, all’1% del 2015. Mantenendo così il settimo posto tra le principali piazze mondiali dell’arte. Il merito di questa crescita è valutato attraverso gli ottimi risultati delle case d’asta nazionali.
Maastricht si rivela per altro luogo molto appetibile anche per i collezionisti italiani, che possono alienare importanti cifre senza passare per la soprintendenza e le rigide imposte fiscali sull’arte del Bel Paese. Unica nota dolente: pochi americani in fiera. Questo a causa del recente annuncio che comunica la nuova apertura per il prossimo autunno del Tefaf a New York. Come dire, se Maometto non va alla montagna…

Camilla Prini