Nuovi capitali dalla folla

Umberto Piattelli*

Gli ultimi dati relativi alle campagne promosse dalle piattaforme di equity crowdfunding italiane cominciano a raccontarci qualcosa in relazione a quello che è successo negli ultimi due anni, ovvero da quando anche in Italia si è aperto il mercato di questa tipologia di investimenti.

I numeri del settore
Sono state promosse 31 campagne di equity crowdfunding (di cui 7 tuttora in corso) e 10 di queste si sono concluse con successo, consentendo una raccolta totale di circa 3,7 milioni di euro, (1 nel 2014 e 2 nel 2015) per un investimento medio di euro 300mila euro a startup. Il tasso di crescita del mercato è simile a quello già riscontrato nel resto del mondo, + 100% anno su anno, anche se in relazione a numeri ancora piccoli per l’Italia.
Le modifiche recentemente intervenute per la normativa primaria (apertura del mercato alle Pmi innovative), e recentemente approvate da Consob per quanto riguarda le modifiche da adottarsi alla normativa secondaria (riconoscimento del ruolo degli investitori professionali su richiesta e possibilità per i gestori di portali online di eseguire la profilatura Mifid degli investitori in proprio) fanno sperare in un ulteriore positivo impulso allo sviluppo di questa attività di investimento di capitali.

Il confronto internazionale
Inoltre, tre campagne hanno consentito la raccolta di una cifra molto vicina o di poco superiore ai 500mila euro, che è da considerarsi un investimento notevole nel capitale di una startup. L’equity crowdfunding ha già raggiunto e superato il valore medio degli investimenti che vengono fatti dai business angels o dai fondi di seed capital in una singola operazione.
Inoltre appare sempre più evidente una convergenza tra queste tipologie di investitori: la crowd, i business angels, gli investitori professionali e i fondi di seed capital, a dimostrazione dell’interesse che questo modello di raccolta di capitali online sta determinando e che all’estero ha già prodotto numeri di ben altro interesse.

Evoluzione per i prestiti online

Il mercato del lending crowdfunding ha invece vissuto i più importanti cambiamenti nel corso del 2015, anno “storico” poiché è stata concessa la prima licenza a una piattaforma di lending crowdfunding italiana che opera solamente nel settore P2B (a Borsa del Credito, come istituto di pagamento), avendo come scopo quello di consentire l’erogazione di finanziamenti alle imprese, da parte dei finanziatori (crowd) interessati. Il 2016 vedrà sicuramente la nascita di diversi altri player del mercato del P2B lending che andranno ad aggiungersi a quelli storici del P2P lending (Smartika e Prestiamoci) veri e propri pionieri dell’attività dei finanziamenti erogati da individui a favore di altri individui, in Italia.

Potenziale elevato
Va poi rilevato come siano già stati stipulati accordi tra le piattaforme di lending crowdfunding e le banche, per esempio sul mercato francese ed inglese, in forza dei quali i finanziamenti erogati alle start-up o alle piccole e medie imprese, sono (in una percentuale variabile fino al 50%) “completati” grazie all’intervento della banca/fondo che co-finanzia insieme alla “crowd”.
Esiste un interesse diffuso da parte degli investitori professionali e non per queste due nuove asset class di investimento: l’equity crowdfunding, più complesso e con rischi e ritorni economici di un certo tipo, e il lending crodwfunding con dinamiche più semplici e ricorrenti, ma con una remunerazione del capitale che è molto interessante rispetto ad altre forme di investimento, attestandosi oggi su una media del 6/7% di interessi riconosciuti a finanziatori, a fronte di una estrema diversificazione del rischio, realizzata tramite l’allocazione del capitale su un elevato numero di finanziamenti.

Opportunità per il private
Il private banker, in forza delle sue competenze in materia di consulenza economico/finanziaria, al fine si suggerire le migliori soluzioni finalizzate alla valorizzazione del patrimonio del cliente, può quindi giocare un ruolo determinante nell’offrire ai propri clienti una specifica expertise su queste nuove asset class.
Potrebbe avere quindi un ruolo rilevante nello sviluppo di questi mercati emergenti (equity e lending crowdfunding).
Sembra ragionevole ipotizzare che coloro che entreranno come pionieri in questo mercato avranno poi la possibilità di crearsi un expertise unica e di ritagliarsi un posizionamento particolarmente interessante e differenziato rispetto ai loro competitors che non guardino, con la dovuta attenzione ai cambiamenti che la tecnologia digitale e la finanza (fintech) sono oramai in grado di generare in tempi molto rapidi.

*Partner di Osborne Clarke