Mattone in ripresa

La ripresa delle compravendite e il calo dei prezzi nel residenziale. La crescita sostenuta degli investimenti internazionali sul fronte commerciale. Il decollo delle Siiq che offrono una serie di facilitazioni a livello fiscale. Tre ragioni che fanno credere a una svolta in atto nel mercato immobiliare italiano, il settore più importante del Pil nazionale, con un’incidenza vicina al 20% (considerando anche l’indotto).

Fine del ciclo negativo
“Solitamente i cicli al rialzo nel mercato immobiliare durano sette anni, seguiti da un analogo periodo di contrazione. Questa volta il calo è durato oltre otto anni”, commenta Carlo Puri, presidente di Aedes, società storica di Piazza Affari, essendo quotata dal 1924. “Di positivo c’è che il punto di minimo è stato raggiunto e ora cominciano a vedersi segnali di ripresa, anche se ancora tenui”.

Trasformazione compiuta

Aedes, come le altre (poche) società italiane che hanno resistito alla lunga crisi del mattone, ha cambiato radialmente volto, mettendo un campo un corposo aumento di capitale (in parte cash e per il resto con asset) e raggiungendo un accordo con le banche per la riduzione del debito. Una volta risanata, la società ha ricominciato a marciare, con il 2015 che è stato l’anno della svolta. Infatti l’ultimo esercizio si è chiuso con un utile (al netto dei proventi straordinari di ristrutturazione) di 4,4 milioni di euro, che si confronta con un risultato negativo di 24,1 milioni dell’anno precedente. I ricavi si sono attestati a 42,1 milioni (42,4 milioni nel 2014), l’Ebitda a 6,4 milioni (-1,4 milioni) e l’Ebit a 6,2 milioni (-24,8 milioni).

L’evoluzione in Siiq

La società ha cambiato anche struttura sociale, aderendo al regime Siiq, che offre una serie di vantaggi, a cominciare dall’esenzione del reddito d’impresa da Ires e Irap. “Con la trasformazione in Siiq, il focus è su asset che offrono una continuità di ricavi. Sotto questo aspetto l’investimento nella nostra azienda è paragonabile a quello in un titolo obbligazionario”, spiega l’amministratore delegato Carlo Roveda. “Inoltre questa conformazione giuridica è simile a quelle ampiamente diffuse negli altri mercati occidentali e questo dovrebbe aumentare l’appeal della società verso gli investitori internazionali”, aggiunge.
L’obiettivo per i mesi a venire, spiegano i due manager, è di continuare a crescere acquisendo patrimoni commercial (uffici e retail) per raddoppiare gli immobili a reddito (diretti e tramite fondi) nell’arco di un quinquennio, arrivando a superare i 400 milioni di valore. Una libertà di movimento favorita dalla progressiva discesa attesa sul fronte del debito, che già nel 2015 ha fatto segnare passi in avanti, passando da 124,1 a quota 95,9milioni di euro. Prima della ristrutturazione, l’esposizione finanziaria netta era arrivata a superare quota 400 milioni.

Ottimismo sul futuro
“Il mercato immobiliare italiano offre segnali incoraggianti”, aggiunge Puri, “che vogliamo assecondare, continuando a investire”. Un ottimismo non di facciata, assicura il manager, che ha una lunga esperienza nel settore. “Negli ultimi mesi si nota un interesse crescente a investire nella Penisola da parte dei fondi opportunistici, complici multipli interessanti rispetto agli altri Paesi”. Ma non mancano i segnali anche dal fronte interno. “Anche se gli asset di qualità restano in quantità limitata, vi è un progressivo innalzamento del livello che fa ben sperare. Ora non resta che augurarsi un’accelerazione della crescita economica, capace di tirare definitivamente fuori dalle secche il comparto”, conclude.

Luigi dell’Olio