Piazza Affari con il turbo dell’Aim

Che cosa si aspetta dall’anno che è appena cominciato?
Dopo un 2009 di calma piatta, è abbastanza normale che il 2010 sarà un anno interessante dal punto di vista del numero di quotazioni, che ritengo potranno tornare ai livelli del 2007. Oltre al fatto che, appunto, ci si lascia alle spalle un anno molto difficile, il ritorno alle Ipo sarà dovuto a due ulteriori fattori.

Quali?
La ripresa dei mercati innanzitutto. I multipli di borsa sono saliti di più rispetto a quelli relativi alle operazioni di M&A, che sono rimasti bassi. Questo significa che le società, nel momento in cui necessiteranno di raccogliere capitali, saranno più portate ad andare in Borsa, piuttosto che rivolgersi a un private equity. C’è poi un’ulteriore fattore, che ha a che fare con la recente ondata di corporate bond da parte delle società quotate. L’ottimo recepimento da parte del mercato ha dimostrato che le società quotate hanno un’arma in più per recuperare risorse e questo potrebbe spingere molte aziende ad avvicinarsi alla Borsa.

Nell’ultima settimana dell’anno abbiamo assistito a due quotazioni. È l’inizio di un nuovo corso?
La corsa della pausa natalizia è un assaggio di quello che succederà nel 2010. Se vogliamo essere ottimisti questo potrebbe significare che molte società stavano aspettando la ripresa per ritornare sui mercati.
Più realisticamente, c’è una corsa per approfittare dello slot per primi. Anticipare la nuova vague di quotazioni è un valore aggiunto, se non altro in termini di visibilità. Per questo ritengo che nel primo semestre assisteremo al grosso delle operazioni.

Delle sette Ipo del 2009, quattro hanno riguardato l’Aim.
Il nuovo mercato dedicato alle pmi ha tutte le potenzialità per dare un’accelerata a questo processo. Le sue caratteristiche – costi, tempi e requisiti inferiori nonché un’apertura alle piccole società altrimenti escluse dalla Borsa – fanno gola alle aziende.
Le società cui l’Aim si rivolge sono il target tipico del mercato italiano e, allo stesso tempo, del private equity. Di nuovo, questa concorrenza farà da effetto leva.

Ritiene che le quotazioni dovute ad una vendita di rami d’azienda “non core” saranno le protagoniste del mercato?
Non particolarmente. Credo che questo business rimarrà prerogativa del mercato M&A, che sta mostrando alcuni timidi segnali di ripresa, anche se per tornare ai livelli del 2006-2007 bisognerà attendere almeno il secondo semestre.

I settori maggiormente interessati dalle future Ipo?
Sicuramente quello delle utility in generale e delle energie rinnovabili in particolare. C’è poi il settore delle medie imprese di servizi, mentre non mi aspetto granché né sul fronte dell’immobiliare né su quello dell’information technology.

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