Nel 2020, durante le settimane in cui i mercati azionari registravano picchi di volatilità legati all’emergenza sanitaria (ossia nel periodo 24 febbraio – 3 aprile 2020), si è registrata una netta prevalenza degli acquisti sulle vendite, da parte di investitori retail italiani sui titoli azionari domestici (inclusi nell’indice FtseAllShare), con un saldo pari complessivamente a 4,5 miliardi di euro. Situazione opposta a quella registrata nel 2019, in cui l’analisi dell’attività mostra una netta prevalenza di vendite rispetto agli acquisti.
Questa è una delle conclusioni che risalta dal Rapporto CONSOB 2020 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane. Il rapporto espone inoltre i risultati di un’indagine campionaria sulle famiglie italiane che censisce, oltre ai profili socio-demografici e alla propensione al rischio, alcune attitudini psicologiche che possono orientare la percezione e l’assunzione di rischio finanziario da parte degli individui.
Per quanto riguarda le attitudini psicologiche, continua a prevalere l’avversione al rischio e alle perdite. Sembra confermata la tendenza a seguire l’approccio tipico della contabilità mentale nella gestione delle finanze personali, che la maggior parte degli individui ritiene di poter effettuare potendo contare su capacità personali elevate. Tuttavia, più del 60% del campione si dichiara preoccupato per il mantenimento dell’attuale tenore di vita dopo il pensionamento, ammettendo al contempo di non avere una visione chiara degli elementi rilevanti per la quantificazione delle risorse a cui avrà accesso dopo l’uscita dal mondo del lavoro (maggiori dettagli in seguito).
L’inadeguatezza del risparmio previdenziale figura, inoltre, tra i motivi indicati dagli intervistati che si dichiarano insoddisfatti della propria situazione finanziaria (più della metà del campione), dopo i livelli elevati delle spese e insieme alla mancanza di margini di flessibilità del budget disponibile. In linea con quest’ultimo dato, più del 60% degli intervistati dichiara che avrebbe difficoltà a fronteggiare spese inattese e che trova difficile fare progressi nella realizzazione dei propri obiettivi finanziari.
La cultura finanziaria degli italiani resta contenuta sebbene in lieve miglioramento. In particolare, la quota di intervistati che risponde correttamente a domande su conoscenze finanziarie di base oscilla dal 38% (concetto di diversificazione) al 60% (rapporto rischio-rendimento). Il confronto tra conoscenze finanziarie effettive e percepite ex-ante (ossia prima della verifica puntuale delle nozioni prima menzionate) mostra che gli intervistati tendono soprattutto a sottostimare le proprie conoscenze (downward mismatch) piuttosto che a sovrastimarle (upward mismatch). Tuttavia il divario tra conoscenze reali e percepite ex-post (ossia successivo alla verifica puntuale
delle nozioni) mostra un’attitudine a sovrastimare la propria cultura finanziaria nel 22% dei casi e a sottostimarla nel 20% dei casi, mentre circa il 40% degli intervistati non è in grado di valutare il numero di risposte corrette fornite. Se si utilizza quest’ultimo dato per differenziare le risposte al test sulle conoscenze finanziarie da quelle potenzialmente casuali, la quota di risposte corrette scende in media dal 50% al 38% .
I risultati del rapporto sono sintetizzati in una presentazione della CONSOB curata da Nadia Linciano, Monica Gentile e Paola Soccorso.