di Camilla Gaiaschi
Il boom di corporate bond che l’anno scorso ha invaso i mercati sta agitando i sogni di molti banchieri europei. Gli istituti di credito, già a corto di liquidità, sono stati i più attivi a ricorrere a nuove emissioni, ma le conseguenze di quell’euforia è già dietro l’angolo, con il grosso delle scadenze a maturazione tra il 2011 e il 2012.
E alla finestra già spuntano i distressed test. Che dopo le ottime performance registrate nei mesi più difficili della crisi (facendo fortuna con i crediti in sofferenza delle società), puntano ora a un nuovo business: il riacquisto, sul secondario, dei corporate in scadenza, a fronte del previsto restringimento degli spread con i bund tedeschi. I dati, dopotutto, parlano chiaro.
A guardare l’Europa, secondo un recente report di Standard & Poor’s, le undici maggiori banche europee dovranno rifinanziare quasi un trilione di dollari (per la precisione 916 miliardi e 221 milioni) in obbligazioni entro il 2012. In particolare, si passerà da 116,5 miliardi in scadenza quest’anno a 310,4 miliardi nel 2011. Nel 2012 le scadenze saranno pari a 489,194 miliardi, per poi tornare a 144,5 l’anno successivo. A porsi il problema di come rimborsare i propri bondholders sarà sicuramente Bnp Paribas, che di tutte le banche è quella maggiormente indebitata, con 271,1 miliardi in scadenza nel 2011 (più della metà dei bond in scadenza per gli 11 istituti). Tra il 2011 e il 2012 Llyods dovrà affrontare 87 miliardi di debiti, che scendono a 80 miliardi per Rbs e 54 miliardi per il Santander. Meglio va agli istituti italiani: Intesa ne ha in scadenza 23,6 miliardi nel 2011 e 11,3 l’anno successivo (la cifra sale se si tengono in conto le stime di Bloomberg: 51,9 e 19,6 miliardi). Per Unicredit le scadenze ammontano rispettivamente a 30,4 e 20,5 miliardi di euro (35,9 e 28,9 secondo Bloomberg). Ma alle prese con i bond c’è anche il Banco Popolare (19,7 miliardi secondo Bloomberg nel 2011), Mps (9,1 miliardi), Ubi (9,1 miliardi), Mediobanca (6,3 miliardi). “Nel 2009 le banche – spiega Angelo Drusiani, responsabile delle gestioni di Banca Albertini Syz – hanno fatto un ricorso massiccio ai corporate bonds non tanto per finanziare i debiti in scadenza, ma perché a corto di liquidità. Il mercato obbligazionario, insomma, si è sostituito a quello interbancario, con emissioni di breve periodo, in genere di due o tre anni”.
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