La Banca Popolare di Milano irrompe su Parma. Il consiglio d’amministrazione della Bpm in seduta straordinaria ha formulato in una lettera un’offerta non vincolante per rilevare il 51% della Banca Monte di Parma in mano alla Fondazione Monte Parma. E oltre a mettere sul piatto dell’Ente emiliano 156 milioni di euro da pagare metà in contanti e metà mediante scambio carta contro carta, garantisce anche pro quota un aumento di capitale da complessivi 100 milioni di euro necessario a rimettere in carreggiata la banca parmense guidata da Carlo Salvatori.
Con questa offerta, non impegnativa ma che trova il sostegno della Banca d’Italia, la Fondazione potrebbe – in base ai calcoli fatti ai valori attuali di Borsa -, anche diventare il primo azionista della Bpm con una quota superiore rispetto a quella del Credit Mutuel, fermo al 4,9%. La lettera approvata da Milano sarebbe stata già oggetto di discussione in occasione del Cda della Banca Monte Parma, in agenda nel pomeriggio. Ma una risposta richiederà ancora tempo.
Intanto è già partito il tam tam delle indiscrezioni sul prezzo che Bpm pagherà per concludere l’operazione. Secondo alcuni potrebbe anche essere inferiore rispetto ai 156 milioni offerti sino ad ora. Quello che è certo è che Monte Parma, una banca da 67 sportelli e prestiti per 2,7 miliardi di euro, secondo gli analisti vale tra i 200 e i 300 milioni di euro.
Sul tavolo si dice che sia arrivata anche un’altra proposta, di poco inferiore, targata Popolare di Vicenza. A seguire le trattative saranno, oltre al presidente Massimo Ponzellini che ha ricevuto un mandato a negoziare dal consiglio, il direttore generale, Fiorenzo Dalu, e il direttore finanziario, Enzo Chiesa. Dall’altra parte invece Salvatori e Beniamino Anselmi (ex consigliere della Bpm), oltrechè il presidente della Fondazione, Gilberto Greci.
In ambienti vicini al consiglio di Piazza Meda è stata comunque manifestata una certa perplessità sul buon esito dell’operazione. In particolare, è stato fatto notare come l’offerta sia subordinata a una serie di condizioni, tra cui una due diligence, una revisione del piano industriale e altre verifiche sui crediti della banca.
Dubbi anche sui conti 2009, chiusi con un rosso di 15 milioni, e sulla previsione che il 2010 sarà ancora in perdita. Monte Parma rientrerebbe nella galassia delle banche esposte verso il gruppo Mariella Burani, già fallito. Al tempo stesso, è stato fatto notare, qualora l’operazione venisse approvata e dovesse partire l’aumento di capitale, si stima di raggiungere una quota del capitale di Banca Monte Parma superiore al 51% per effetto del diritto di seguito previsto dal patto parasociale in essere tra i principale soci della banca. Oltre alla Fondazione Monte Parma (68%), risultano azionisti la Fondazione di Piacenza e Vigevano (al 15%), Banca Sella Holding (9,8%), Cba Vita (3%) e Hdi Assicurazioni (3%).