Consulenti o promotori? Questo è il problema

 Sarà che si torna a parlare di un prossimo varo dell’albo dei consulenti finanziari indipendenti, che il presidente dell’Aiaf, Mario Noera (nella foto), auspica possa decollare entro l’anno e rappresentare un elemento “importante” che potrebbe “cambiare la faccia” al mercato italiano del private banking e della consulenza retail a patto che siano previste, come sembra “soglie di accesso che ne certifichino la serietà”. Sarà che i rapporti tra promotori finanziari e mandanti non sono sempre improntati alla semplicità e alla fiducia reciproca. Sarà che in molti, anche tra i lettori di BLUERATING, da tempo si interrogano circa l’evoluzione della figura professionale dei promotori finanziari e il ruolo della consulente. Di certo tra gli utenti di Bluerating.com il confronto prosegue serrato ogni volta si offra uno spunto anche minimo. Tra i commenti più recenti vale la pena di segnalare quello di Paolo Tirabassi, consulente finanziario indipendente dal 2005 secondo cui “per fare il consulente indipendente occorre una bella dose di spirito d’impresa “ (da intendersi nel senso di “coraggio di intraprendere in proprio, senza polemiche” come lo stesso Tirabassi precisa). Ma accusare i PF di non aver coraggio è una presa di posizione schematica e inutilmente polemica, aggiunge: “Si tratta in realtà di due funzioni diverse. Il promotore svolge una funzione essenzialmente distributiva, pur con contenuti consulenziali innegabili. Il consulente indipendente è completamente estraneo alla distribuzione. La sua consulenza non si limita all’individuazione degli strumenti migliori o alla corretta allocazione. Coinvolge il se ed il quando degli investimenti e dei disinvestimenti, come di tutte le operazioni economiche e finanziarie del cliente”. È, dunque, una forma di consulenza “naturalmente orientata alla pianificazione, pur con il diverso approccio che verso di essa hanno i diversi studi” per cui “i buoni strumenti e la buona distribuzione non hanno nulla da temere dalla consulenza indipendente, semmai il contrario” tanto più che “il cliente avrà sempre necessità di buona consulenza – meglio se senza conflitti di interesse – e di buona distribuzione”. Tutti soddisfatti dunque? Non proprio visto che alcuni utenti come Raffaella Paci, di Fineco Bank, stigmatizzano l’abitudine di alcuni utenti a lasciare commenti anonimi sul sito. Insomma, per evitare fraintendimenti meglio ogni tanto apporre la firma, anche se resterà sempre il dubbio: è lui o non è lui, realmente, dietro la tastiere? Diavolo di un internet.