Duecentodue anni e non sentirli o quasi: la Borsa di Milano, dal 2007 entrata a far parte del gruppo London Stock Exchange, è infatti stata fondata nel 1808 dall’allora Vicerè del Regno d’Italia, Eugenio di Beauharnais, figlio del visconte Alexandre de Beauharnais e di Giuseppina Rosa de Tascher de la Pagerie, meglio nota come Giuseppina di Beauharnais, separatasi nel 1783 dal primo marito (poi ghigliottinato durante la rivoluzione francese) e nel 1796 risposatasi con Napoleone Bonaparte (da cui si separò poi nel 1810).
Emanazione della Camera di Commercio, la Borsa di Milano, i cui vertici sono oggi rappresentati dall’amministratore delegato Raffaele Jerusalmi , dalla vicepresidente Janet Cohen e dal presidente Massimo Tononi (tutti e tre anche membri del Cda del London Stock Exchange), è stata privatizzata nel 1996 trasformandosi in Borsa Italiana Spa ed accorpando tutte le altre sedi fino ad allora esistenti di borse valori in Italia. L’entrata in vigore della direttiva Mifid, nel novembre del 2007, ha poi soppresso l’obbligo di negoziazione degli scambi consentendo agli intermediari di dare vita a propri circuiti di scambio dei titoli o di operare come internalizzatori sistematici, offrendo servizi di esecuzione degli scambi alla propria clientela.
La crescita dei concorrenti sia in ambito nazionale sia internazionale e la volatilità dei mercati hanno in questi ultimi mesi pesato sull’andamento degli scambi: secondo gli ultimi dati l’intero gruppo Lse (che oltre ai listini di Londra e Milano controlla il 60% della piattaforma Turquoise, che con 1,6 miliardi di euro di scambi giornalieri deteneva a giugno una quota del 5% degli scambi su European order book) ha visto scambiati, nel mese di giugno, complessivamente 29,1 milioni di contratti su azioni, ETF e derivati per un controvalore di 201,8 miliardi di sterline (pari a 227,4 miliardi di euro), in calo del 3% rispetto al giugno 2010 (207,1 miliardi di sterline).
Sul solo listino italiano si è registrata una media giornaliera di 263.972 contratti scambiati, in calo del 6% su base annua, mentre la media giornaliera in termini di controvalore scambiato è risultata pari a 3,2 miliardi di euro, del 17% inferiore a quella registrata nello stesso mese dello scorso anno. Una frenata che si conferma anche confrontando i record segnati da inizio anno rispetto a quelli storici: il maggior controvalore complessivo di scambi è stato segnato lo scorso 15 marzo, con 5,522 miliardi di euro, pari a circa il 40% rispetto al record di tutti i tempi, segnato il 15 maggio del 2007 con 13,783 miliardi di euro. Un dato relativamente vicino nel tempo ma separato dalla crisi dei mercati seguita al crollo dei mutui subprime americani e al collasso di Bear Stearns e Lehman Brothers nel 2008. Crisi dalla quale tuttora i mercati finanziari di tutto il mondo, non solo Borsa Italiana, faticano a riprendersi, con un conseguente calo dei livelli di attività che secondo molti osservatori potrebbe portare a breve a nuove operazioni di concentrazione oltre a quelle già annunciate.