Investire in Btp? Piazza Affari le azioni rendono il triplo

C’era una volta il titolo di Stato: sicuro, garantito e con buoni rendimenti. Nell’era dei tassi ai minimi (se non negativi), Piazza Affari offre una valida alternativa per chi è a caccia di rendimento.

CEDOLE A PIAZZA AFFARI – Secondo quanto scrive InvestireOggi.it, le cedole staccate da Piazza Affari sui risultati del 2015 valgono 3 volte il rendimento medio dei nostri titoli di stato e le prospettive in borsa appaiono più incoraggianti che sul mercato a reddito fisso. Piazza Affari distribuirà quest’anno poco più di 17,5 miliardi di euro di dividendi agli azionisti, in relazione ai risultati realizzati dalla società quotate nel 2015. Al termine dello scorso anno, il valore della capitalizzazione complessiva di Milano si aggirava intorno ai 577 miliardi di euro. L’inizio del 2016 non è stato fecondo, anzi la nostra borsa è arrivata a cedere oltre un quarto del suo valore, ma nelle ultime settimane ha recuperato parzialmente il calo accusato, in linea con il trend sui mercati finanziari globali. Il segno meno resta, tuttavia, ed è di quasi il 12% rispetto ai livelli del 31 dicembre scorso. Se rapportiamo il monte-cedole al valore della borsa a fine 2015, esso è del 3%. Ai livelli attuali, invece, vale il 3,44%. Niente male affatto in era di rendimenti zero o negativi.

I DIVIDENDI CRESCONO – La buona notizia per gli azionisti è anche che le società quotate hanno aumentato i dividendi dell’8% rispetto al 2014, nonostante l’utile netto complessivo registrato nello scorso esercizio sia sceso di quasi un quarto a 8,9 miliardi. Più i prezzi delle azioni scendono, maggiori diventano le opportunità di guadagno degli investitori, nonché il rendimento potenziale dell’operazione di investimento. Il piccolo azionista, disinteressato alla gestione aziendale, punta a capitalizzare al massimo dal suo acquisto di titoli azionari, attraverso 2 vie: la cedola, ma soprattutto la plusvalenza realizzata dalla rivendita del titolo a un prezzo superiore a quello di acquisto.

RENDIMENTI TRIPLI – I rischi di un nuovo trend calante esistono, considerata la volatilità sui mercati finanziari in questa fase turbolenta, tra il rallentamento dell’economia cinese, la stretta Usa e gli stimoli Bce. Ma forse vale la pena farci ugualmente un pensierino, specie se le alternative “sicure” sono quelle di questi mesi con i titoli di stato. Stando al monitoraggio della Banca d’Italia, nel 2015 i nostri BoT e BTp sono stati emessi mediamente al rendimento dell’1%. Il risultato tiene conto della ponderazione tra le varie scadenze. Si tratta di una percentuale 3 volte più bassa del rendimento ottenuto investendo nella borsa italiana. Certo, vero è che i rendimenti sovrani scontano una tassazione più leggera al 12,5% contro il 26% delle cedole, ma la differenza è così ampia tra questi, che il discorso non scalfisce quanto detto.