Giro d’Italia delle reti – Veneto, sempre di casa l’innovazione

Quando nel 1861 venne proclamato il Regno d’Italia, di cui quest’anno ricorre il centocinquantesimo anniversario, il Veneto faceva ancora parte del Regno Lombardo- Veneto, legato all’impero austriaco. Già a quei tempi, ha ricordato la Banca d’Italia nell’edizione 2011 delle sue statistiche regionali dedicate al Veneto, il sistema creditizio regionale si caratterizzava dalla diffusa presenza di banche locali di dimensione contenuta. Le istituzioni creditizie venete esercitarono un ruolo fondamentale a sostegno dell’espansione della struttura imprenditoriale regionale, per lo sviluppo sociale della nascente classe cittadina nonché per il miglioramento della qualità di vita delle masse rurali, all’epoca decisamente arretrate rispetto al resto d’Italia.

Prime in Italia, le casse di risparmio sorsero in regione fin dal 1822, caratterizzate da un forte legame con i monti di pietà cittadini, da cui spesso derivarono direttamente o per aggregazione. Tali istituti furono anche i primi a dedicarsi alla raccolta del risparmio popolare e all’indomani dell’unificazione furono affiancate su tutto il territorio dalle banche popolari, fondate dal liberale veneto Luigi Luzzatti, dalle quali artigiani e commercianti locali trassero impulso e sostegno. Alla fine del 1878 il Veneto, con 24 banche popolari, era la regione italiana con la più consistente presenza di tali istituzioni ricorda Via Nazionale: dopo un trentennio, nel 1908, esse erano già salite a 75 in tutto il territorio regionale.

Per soddisfare le esigenze delle classi contadine, fino a quel momento escluse dal credito e spesso vittime dell’usura, si svilupparono infine le casse rurali, la prima delle quali fu inaugurata dal filantropo padovano Leone Wollemborg nel 1883 a Loreggia, in provincia di Padova. Le casse, ispirate direttamente al modello delle Raiffeisen tedesche, presero rapidamente piede nel territorio veneto, tanto che alla fine del 1887 su un totale di 36 casse rurali esistenti in tutta Italia se ne censivano 27 nelle province venete e del Friuli occidentale. Le casse rurali, ricorda ancora Banca d’Italia, si caratterizzarono per una vocazione più spiccatamente solidaristica e per una dimensione operativa più limitata rispetto alle consorelle banche popolari.

Caratteristiche strutturali quelle del sistema creditizio veneto che già prima della crisi degli anni Trenta apparivano peculiari rispetto a quelle del sistema nazionale e che si sarebbero mantenute nei decenni successivi. “Considerando infatti la rete degli sportelli bancari – scrive Banca d’Italia – in Veneto era particolarmente significativa la presenza di casse di risparmio, banche popolari e casse rurali, laddove in Italia erano più rappresentati gli istituti di credito di diritto pubblico, le banche di interesse nazionale e le aziende di credito ordinario”, caratteristiche peculiari che in buona misura si sono conservate sino ai giorni nostri. Come dire che in Veneto anche in ambito creditizio e di risparmio l’innovazione vincente è sempre stata di casa, non solo in questi ultimi decenni.