Si fa più vicina la decisione finale per la nomina del successore di Mario Draghi alla Banca d’Italia: il favorito resta il direttore generale dell’istituto, Fabrizio Saccomanni, mentre non sarebbe in gioco il componente del board della Bce Lorenzo Bini Smaghi, che nelle ultime ore sembrava riprendere quota quale soluzione alternativa.
Forse già oggi, riferiscono delle fonti qualificate, potrebbe arrivare il passo decisivo e mettersi in moto il meccanismo previsto dalla legge, dopo che la giornata di ieri si è svolta all’insegna di contatti “a tutti i livelli istituzionali”. Come è noto il premier Silvio Berlusconi, al quale spetta il potere di scelta del nome da proporre al Consiglio Superiore della Banca d’Italia, quindi al Cdm e poi al Capo dello Stato, propende per la nomina di Saccomanni quale scelta di continuità gradita alla struttura della Banca e allo stesso Draghi.
Una scelta che negli ultimi mesi è stata più volte rinviata a causa dell’opposizione del ministro dell’economia, Giulio Tremonti, spalleggiato dalla Lega, orientato invece per il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, il quale gode peraltro di ottima fama e competenza a livello nazionale e internazionale. Pesa l’ormai scarso tempo a disposizione dell’esecutivo visto che Draghi si muoverà alla guida della Bce il 1 novembre e che nel fine settimana sono previsti i vertici Ue sulla scottante questione del debito e delle banche.
Appuntamenti ai quali l’Italia deve presentarsi, secondo gli osservatori, con chiarezza sul futuro della Banca d’Italia per evitare effetti negativi al suo prestigio e indipendenza come auspicato più volte dal Presidente della Repubblica. Peraltro il lunedì 24 è prevista la riunione del Consiglio superiore della Banca d’Italia cui spetta il primo, non vincolante ma non scontato, parere.
I tredici consiglieri attendono così la comunicazione ufficiale da parte dell’esecutivo. Solo a quel punto si potrà convocare il Consiglio in riunione straordinaria.