Di seguito riportiamo un’analisi statistica per cercare di spiegare da cosa dipendono i rendimenti dei titoli azionari delle banche europee. Un’analisi econometrica indica che la debole performance delle azioni delle banche europee durante la crisi finanziaria è stata largamente dovuta a fattori macroeconomici, anche se la forza e solidità dei bilanci delle singole banche hanno anche condizionato in maniera significativa la performance dei loro corsi azionari.
L’analisi evidenzia che variabili come lo stress sul debito sovrano nella periferia dell’area euro e le prospettive economiche di crescita sono state molto incisive e di uguale impatto sui prezzi delle azioni bancarie. Un più alto cuscinetto patrimoniale ed elevati capital ratio sono positivamente legati alla performance azionaria durante la seconda fase della crisi (2009-2011), sostenendo e difendendo così gli sforzi dei policy maker nel dover rafforzare la capitalizzazione patrimoniale delle banche dell’intera area. Lo studio è basato sui dati di un campione di 37 banche europee nel periodo che va dal 2006 al 2011. Applicando una semplice analisi di regressione multipla (sistema dei minimi quadrati), abbiamo cercato di studiare i movimenti tra i rendimenti delle azioni delle banche europee e alcune misure di rischio come quello sovrano, dell’attività economica, della volatilità del mercato e delle condizioni di mercato per l’approvvigionamento di risorse finanziarie. L’analisi incorpora altre variabili più specificatamente riguardanti l’operatività bancaria come il Tier 1, la leva, il rapporto tra prestiti e depositi e il rapporto delle passività di breve sul totale delle passività. Il ruolo delle variabili macro nella determinazione della performance bancaria è mostrata dall’analisi regressiva durante il periodo 2006-2008 e 2009- 2011, presentate nelle colonne 1 e 2 della tabella. Il primo periodo include la crisi dei mutui subprime americani e il collasso di Lehman Brothers; il secondo, invece, copre la crisi del debito sovrano europeo. Il modello, che nella prima versione contiene solo variabili macro, fornisce una discreta capacità previsionale spiegando il 36% della variabilità nel primo periodo, mentre un modello più completo spiega il 28% per il secondo periodo.
L’analisi mostra che i rendimenti delle banche sono negativamente rapportati al rischio sovrano, e positivamente correlati alla variazione dell’attività economica in Europa (misurata dagli indici Pmi sull’attività manifatturiera). La stimata elasticità dei ritorni rispetto al rischio sovrano (0,25) è molto più bassa rispetto a quello dell’indice Pmi (circa 2), ma data la più alta volatilità della misura di stress del rischio sovrano nell’intero periodo in questione, entrambe le variabili hanno pressappoco lo stesso impatto sui ritorni azionari. Una variabile meno importante nello spiegare i rendimenti delle banche sembra essere la volatilità (Vix) e le misure utilizzate per calcolare il funding. La volatilità del mercato è stata significativamente correlata ai ritorni bancari solo nel periodo 2006- 2008 riflettendo, in questo modello, la dominanza di variabili come lo stress sul debito sovrano e le prospettive di crescita economica.
Le condizioni di funding di breve e lungo termine sembrano essere negativamente relazionate ai rendimenti bancari durante il periodo della crisi nell’area euro, riflettendo lo stress sul funding, ossia sull’approvvigionamento di capitale sui mercati. La regressione presentata nella colonna 3 e 4 della tabella fornisce supporto empirico al benefico effetto della forte capitalizzazione delle banche sui rendimenti degli stessi titoli azionari. Le banche con più bassa leva (equity/assets) fanno meglio nell’intero periodo, mentre le banche con più alto Tier 1 tendono a sovraperformare le altre banche del campione durante la crisi del debito europeo. Nel periodo 2009-2011, un punto percentuale di Tier 1 è associato a un premio di circa 0,5% nel rendimento mensile dell’azione.
Da un punto di vista geografico, le banche situate in Belgio, in Grecia e in Irlanda risultano particolarmente sensibili alle variazioni delle condizioni di crescita economica. Il movimento delle performance bancarie con il rischio sovrano è più forte in Belgio e Grecia ed è significativo per gli altri paesi area euro eccetto l’Irlanda. dove le ampie garanzie del governo date al proprio settore bancario ci inducono ad accettare una correlazione negativa tra ritorni delle banche e performance dei titoli sovrani. Inoltre la volatilità del mercato nell’area euro è significativa solo per le banche in Francia e Germania. Usando un più ampio campione che include anche le banche giapponesi, britanniche e americane, lo studio trova che le banche britanniche e quelle americane mostrano sensibilità al rischio sovrano europeo e alle condizioni di crescita economica con una misura simile a quella delle banche core europee. Le banche giapponesi invece sono minimamente sensibili ai fattori europei ma i coefficienti sono comunque significativi.