Goldman Sachs, il talent scout delle startup tecnologiche

Facebook non basta più. Per Goldman Sachs, che la scorsa settimana ha raddoppiato il proprio denaro investito nel 2010 sul social network fondato da Mark Zuckerberg, sta iniziando a investire in web startup, sottolineando le grandi opportunità di crescita che presentano le aziende hitech lontante dalla Silicon Valley, la regione della California dove hanno sede, solo per citarne alcuni, colossi come Hp, eBay, Intel, Microsoft, Yahoo! e Google.

Per esempio la banca d’affari ha guidato un finanziamento da 52 milioni di dollari a AnchorFree, produttore di sotftware di navigazione internet. Inoltre GS, secondo una fonte vicina al dossier sentita dall’agenzia di stampa Bloombrg, sarebbe anche in trattative per investire in Spotify (azienda londinese che permette di ascoltare musica in streaming) fino a 4 miliardi di dollari. L’istituto guidato dal ceo Lloyd C. Blankfein ha anche investito in Facebook, Linkedin, Dropbox, Gilt Groupe, Uber Technologies e ZocDoc.

Dalla vendita della quota che deteneva nella matricola del Nasdaq, Facebook, ha ottenuto circa 235 milioni di dollari, dopo che in occasione dello sbarco in Borsa di venerdì la società è stata valutata più del doppio rispetto ai 50 miliardi stimati nel 2010.
Dall’ipo di LinkedIn, il social media del mondo del lavoro valutato 45 dollari per azione, Goldman Sachs, che ha venduto l’intera quota acquistata nel 2008, ha raccolto circa 39 miliardi di dollari, ma avrebbe potuto raddoppiare se avesse tenuto le azioni, visto che il titolo venerdì ha chiuso a 99 dollari poer azione.

Insomma, il fiuto per gli affari nel mondo 2.0 non sembra mancare alla banca d’affari statunitense, come dimostrano i recenti investimenti. Lo stesso David Gorodyansky, ceo di AnchorFree, che ha voluto GS come unico investitore istituzionale (rifiutando anche altre proposte), è soddisfatto dei rappresentanti della banca, che reputa “persone molto esperte”.