TELECOM ITALIA E MORGAN STANLEY – Grandi manovre in vista dell’assemblea di Telecom Italia in agenda per il prossimo 20 dicembre (qui la notizia precedente su questo argomento). Secondo quanto riporta un articolo di Repubblica, l’amministratore delegato del colosso delle tlc, Marco Patuano, ha affidato alla banca americana Morgan Stanley – guidata in Italia dal presidente di Assogestioni, Domenico Siniscalco – il ruolo di leader nel collocamento del convertendo da 1,3 miliardi di euro lanciato venerdì dal gruppo. Non solo: Morgan Stanley, evidenzia Repubblica, ha anche ottenuto il mandato per la vendita delle torri di trasmissione in Italia e in Brasile, un asset il cui valore è stimato intorno a un miliardo di euro.
UNA LISTA UNICA TRA FINDIM E I GESTORI ITALIANI? – Intanto Marco Fossati, proprietario di Findim, che detiene il 5% di Telecom Italia, avrebbe proposto un accordo a Siniscalco, in una mossa volta a cercare di mettere in minoranza i grandi soci riuniti in Telco. Dal momento che Assogestioni, attraverso il comitato dei gestori guidato da Marco Vicinanza, può presentare solo liste di minoranza nelle società quotate dove i fondi sono direttamente azionisti – tra cui appunto Telecom - Fossati avrebbe pensato di presentare attraverso Findim una lista di maggioranza unica che includa anche i consiglieri di minoranza scelti dall’associazione del risparmio gestito.
UNA POSIZIONE DIFFICILE – Il presidente di Assogestioni potrebbe però trovarsi in una posizione piuttosto difficile, osserva Repubblica: Morgan Stanley Italia fa parte di un gruppo che a livello mondiale lavora a stretto contatto con la spagnola Telefonica, che detiene una quota di maggioranza in Telco: per questo Siniscalco, alla guida della banca, potrebbe non voler perdere un cliente importante mettendo in minoranza gli interessi di Telefonica con un voto in assemblea.
POSSIBILI SCENARI – Tanto che, prosegue Repubblica, secondo alcune voci quest’anno – proprio per evitare di mettere in minoranza i grandi soci – la presenza dei fondi italiani nell’assemblea di Telecom sarà molto ridotta rispetto al 2011, quando l’affluenza aveva superato il 20%. Se una lista unica tra Findim e i gestori riuscisse davvero a mettere in minoranza Telco tra l’altro, si rischierebbe anche di non ottenere la maggioranza dei due terzi necessaria all’assemblea straordinaria per escludere il diritto di opzione sul convertendo appena emesso da Telecom, con la conseguente restituzione delle commissioni da parte delle banche d’affari che lo hanno curato, tra cui appunto Morgan Stanley.