privatizzare in un fondo separato. Di questi, la maggior parte sarà per ripagare i debiti e 12,5 miliardi di euro andranno in iniziative per la crescita. Le misure richiederanno l’approvazione del Parlamento greco, per cui c’è un ulteriore nodo da sciogliere prima che l’accordo sia formalmente raggiunto. “La notizia dell’accordo è buona per la stabilità dei mercati globali dei capitali”, commenta in un report Jim Leaviss (nella foto), head of retail fixed interest in M&G Investments, “in un momento in cui la crescita globale sta traballando – sia per la situazione in Europa sia per il brusco rallentamento della Cina – e aiuta a ridurre il rischio che ancora una volta non stiamo riuscendo a uscire dalla Grande Crisi Finanziaria“.NESSUNA SOLUZIONE WIN-WIN – “Guardando a un quadro più ampio, credo che dobbiamo pensare a soluzioni più radicali per il debito greco insostenibile. In passato si è parlato dei bond legati al Pil che ricompenserebbero i creditori posticipando il pagamento degli interessi immediato e pagando importi più alti quando c’è crescita. È necessaria una riforma dell’Europa: ci troveremo di nuovo in questa situazione – forse con la Grecia, ma potenzialmente anche con qualsiasi altro Stato membro – a meno che l’Europa non pensi ai difetti del sistema dell’eurozona. Senza i trasferimenti fiscali tra Stati non esiste un’Area Monetaria Ottimale e non c’è meccanismo per avere a che fare con i deficit e gli squilibri nel surplus della regione. Ci devono essere. Infine, e molto importante, l’accordo di oggi è banale in termini di impatto al Pil dell’eurozona e dei creditori. A solo il 3% del Pil dell’eurozona i debiti della Grecia potevano essere cancellati del tutto. Ma le autorità hanno dovuto pensare molto attentamente alla questione dell’azzardo morale: se il bailout della Grecia fosse sembrato troppo generoso, allora Podemos in Spagna e altri partiti avrebbero potuto essere incoraggiati a forzare salvataggi di debito maggiore per economia più grandi. Quindi, il compromesso di oggi sembra tanto buono quanto poteva esserlo per tutti i coinvolti: non c’era una soluzione win-win”.