Il governo, subito dopo la pausa estiva, sarà impegnato sul tema della tassazione degli immobili. E oltre a parlare di abolizione di Tasi sulla prima casa, Imu agricola e sui macchinari industriali imbullonati al suolo, si parla anche della creazione di una “local tax”, che però – come già accennato – potrebbe essere rimodulata rispetto a quanto previsto inizialmente.
IPOTESI ALLO STUDIO – Secondo quanto scrive il Corriere.it, l’obiettivo è quello di far assorbire alla nuova “local tax” l’Imu e ciò che rimarrà della Tasi, dopo l’abolizione dell’imposta sulla prima casa. Accanto ad essa, però, ci sarà un altro balzello, un canone di natura patrimoniale o tributaria, nel quale saranno accorpate le altre imposte comunali (Cosap, Tosap, Cimp). È possibile, inoltre, che accanto alla “local tax” sopravviverà anche la Tari. Sembra, invece, esserci minore spazio per uno scambio tra le addizionali Irpef riscosse dai Comuni e il gettito dell’Imu sugli immobili produttivi, che oggi va allo Stato. In un primo momento, l’intenzione era quella di attribuire ai municipi le imposte sul patrimonio e allo Stato quelle sui redditi. Ora questa ipotesi di scambio appare lontana e ad allontanarla è stato proprio l’annuncio del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, relativo all’intenzione di abolire le tasse sulla prima casa.
TRASPARENZA E FACILITA’ – Un altro aspetto della “local tax” sul quale si dovrà lavorare è quello secondo cui questa nuova imposta sarebbe dovuta andare di pari passo con la riforma del catasto. Quest’ultima, però, al momento è al palo. Fatto che, di conseguenza, rende complicato delineare un assetto definitivo della fiscalità immobiliare. In ogni caso la “local tax” promette di essere più trasparente e facile da pagare. Avrà, infatti, i bollettini precompilati dal Comune. Ma non solo. Ci saranno anche degli obblighi di informazione per i sindaci. I cittadini, così, potranno controllare online non solo in che modo il Comune spende i soldi, ma anche come li chiede ai cittadini.