Asset manager: Italia preda appetitosa, ma difficile

C'è qualche motivo per essere ottimisti? Secondo gli asset manager interpellati da State Street Global Services, sì. La società presenta oggi, a livello globale, la ricerca sul settore dell'asset management “Opportunities for Optimism? A New Vision for Value in Asset Management”, commissionata a FT Remark e condotta tra i gestori patrimoniali nei mesi di aprile e maggio.

MOTIVI DI OTTIMISMO – L'indagine ha coinvolto 400 asset manager su scala mondiale. Emerge, fra l’altro, la ricerca di opportunità di acquisizione e la consapevolezza di una concorrenza che sarà più forte, non solo da parte dei rivali tradizionali ma anche dal lato di aziende come Google, Apple e il gruppo Alibaba. I gestori, inoltre, si trovano a dover competere con le capacità di investimento degli stessi clienti, dal momento che grossi investitori stanno gestendo internamente una quota sempre più grande dei loro portafogli. L’88% degli intervistati intravede comunque prospettive di crescita remunerativa e il 78% si aspetta un aumento nella domanda di soluzioni di investimento su misura, costruite sulla base delle esigenze della clientela.

ACQUISIZIONI IN VISTA – Il 95% vede prospettive positive in materia di acquisizioni, con il 46% che è già oggi alla ricerca di potenziali obiettivi. Il 96% dichiara di essere sottoposto a pressioni in materia di riduzione dei costi. Il 79% ritiene probabile il fatto di dover affrontare, in futuro, la concorrenza diretta di attori non tradizionali. L’81% dei fondi pensione prevede di aumentare la quota di portafoglio che viene gestita al proprio interno, stimolando così gli asset manager a darsi da fare per mettere a punto nuove modalità di creazione di valore per soddisfare meglio le loro esigenze. Uno scenario, questo, che rende indispensabili investimenti in nuovi talenti e competenze. La ricerca identifica poi quattro fattori di valore che potrebbero rivelarsi elementi di successo: la rimodulazione del mix di prodotti sulla base delle nuove esigenze della clientela; servizi ai clienti sempre più personalizzati e trasparenti; nuove idee in materia di gestione del rischio; una maggiore sofisticazione nelle procedure operative, che può consentire di creare valore su scala.

L'ITALIA È INTERESSANTE, MA FARSI STRADA È DIFFICILE – Quanto all’Italia, l’industria del risparmio gestito è fiorente e sono in particolare gli asset manager di proprietà delle banche che stanno traendo beneficio da questo momento favorevole. Altro discorso per gli asset manager esteri indipendenti, che non sono altrettanto ben posizionati per via soprattutto della mancanza di accesso al canale di distribuzione bancario. In generale, un’informazione interessante che emerge dalla ricerca è che il 52% degli intervistati sta pianificando di espandere la propria rete di distribuzione. E molti operatori esteri sono interessati a entrare nel mercato italiano. Un ingresso reso però complicato proprio dalla concentrazione del mercato – con i grandi gruppi bancari che spesso controllano sia la produzione sia la distribuzione – e dal fatto che il canale di Borsa Italiana sembra per adesso fermo al palo per motivi tecnici e di business. Per accedere alle grandi reti di distribuzione bisogna farsi conoscere e dare un servizio di affiancamento e supporto. Quindi bisogna investire, e molto. Poi c’è la regolamentazione, che tra Ucits V, Mifid 2 e remunerazione cambia il contesto competitivo: nell'ambito del recepimento della Aifmd, l’Italia introdurrà con circa un anno di anticipo la Ucits V; la Mifid 2 potrebbe allontanare i pf dai fondi per avvicinarli alle gestioni patrimoniali; infine, essendo molti asset manager posseduti dalle banche, potrebbero valere anche per loro le limitazioni alle retribuzioni, cosa che a sua volta potrebbe pesare sulla possibilità di attrarre i talenti. Infine, in Italia il multi-asset continua a essere un tema molto forte.