La Casa della Consulenza, a tendere, potrebbe trasformarsi in un grande condominio. Grazie anche all’arrivo dei commercialisti. Un ingresso atteso che non
subirà un
ridimensionamento a seguito dell’inammissibilità di un emendamento che, rimbalzato
tra Camera e Senato, avrebbe determinato una prova semplificata per i dottori commercialisti ed esperti contabili intenzionati a iscriversi all’Ocf, l’Organismo dei consulenti finanziari, nella sezione dei consulenti autonomi.
Il momento quindi è caldo.
I NODI AL PETTINE – Dal 3 gennaio è entrata in
vigore la Mifid 2 e sul fronte dell’Ocf ci sono ancora un paio
di partite importanti da giocare:
le indicazioni sui criteri per la governance e a seguire il suo statuto. In conseguenza di un
altro emendamento approvato dal Senato lo scorso 16 ottobre, è stata prevista una data certa, 1 dicembre 2018, alla piena operatività dell’Ocf con le tre sezioni dei consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, dei consulenti
autonomi e delle società di consulenza finanziaria, oltre all’annessa vigilanza di primo livello ceduta dalla Consob. Intorno a questi pilastri si è svolta lo scorso 23 novembre una tavola rotonda all’ITForum di Milano, presso il Palazzo delle Stelline, moderata
dal coordinatore di BLUERATING, Marco Muffato, che ha visto a confronto le principali associazioni di categoria delle future tre sezioni. Il confronto è avvenuto principalmente sull’Albo unico dei consulenti finanziari. Cominciamo dall’ipotesi che vede un certo numero di commercialisti bussare alla porta dell’Albo.
NESSUN ESODO DI MASSA – Il flusso di commercialisti non dovrebbe essere superiore all’1%, ovvero circa 1.200 persone.
La reazione, da parte di Joe Capobianco, che dell’Organismo
è il direttore generale, non lascia spazio a interpretazioni: “Non siamo preoccupati di un potenziale arrivo dei commercialisti nell’Albo. Il nostro compito è realizzare quanto il legislatore chiede e verificare che iscritti e richiedenti l’iscrizione abbiano i requisiti necessari”. Ha spiegato nel
corso della tavola rotonda
Marco Tofanelli, nella veste di segretario generale di Assoreti: “
Trattasi, comunque, di normativa comunitaria che è già stata recepita in Italia e i soggetti che la esercitano in regime di esenzione – individuati dal governo nel 2007 e nel 2008 ovvero consulenti autonomi e società di consulenza finanziaria – devono avere requisiti almeno analoghi a quelli degli intermediari finanziari. Prevedere nuove categorie che facciano consulenza è difficile.
In ogni caso, ferme restando tutte le regole previste, c’è spazio per tutti. Devo dire però che i requisiti per la prova sono alti, lo stesso dicasi per il continuum della professione con la sottoposizione
a vigilanza. Quindi io non vedo questa ondata di commercialisti in arrivo”. Nessun allarmismo dunque davanti a un potenziale arrivo di commercialisti nell’Albo.
LE REGOLE VALGONO PER TUTTI – “Fastidio no e preoccupazione nemmeno”, ha continuato sul tema senza esitazione Maurizio Bufi, presidente di Anasf, l’associazione di categoria degli ex promotori finanziari. E ha aggiunto: “È nata la Casa della Consulenza e tale
è stata definita proprio perché tutti gli operatori si ritrovassero sotto a uno stesso tetto. Le regole devono valere per tutti: il campo di gioco deve essere livellato. Questa è la priorità. A cambiare sono le modalità. A oggi mancano i regolamenti Consob all’appello così come l’attuazione, in tema di competenze e conoscenze, degli orientamenti Esma. Mancano anche i decreti ministeriali: non c’è ancora, in altre parole,
la definitiva cornice regolamentare da parte di Mef
e Consob. Noi stiamo attenti e presidiamo il nostro mercato ma ripeto, se le regole sono uguali per tutti non c’è da preoccuparsi”.
Per Cesare Armellini, presidente di Nafop, l’associazione che raccoglie i consulenti fee only, “quello
del cf è un mestiere complesso
e quindi non penso ci sarà un grande afflusso. Vedo piuttosto una potenzialità in più di lavoro per i giovani commercialisti. Comunque aspettiamo le nuove regole del Mef”. Tutti d’accordo sul fatto che, nel pieno rispetto delle regole, lo spazio non manchi.
Ha concluso Massimo Scolari, presidente di Ascosim: “C’è molta differenza tra chi fa consulenza
in modo accessorio e chi la fa in modo regolamentato.
Il legislatore europeo lo dice.
È giusto che la professione sia sottoposta a regole strette. Quanto a noi, abbiamo un buon dialogo con l’ordine dei commercialisti.
La nostra posizione è di massima apertura ma nel rispetto delle norme. Io sarei contento che i consulenti crescessero nel tempo
e che arrivassero professionisti di qualità”.
PRONTI PER LA SCADENZA – “Siamo concentrati sulle attività che abbiamo avviato internamente per essere pronti dal 1 aprile
2018 ottobre a perfezionare le iscrizioni tramite una maxidelibera. Stiamo conseguentemente lavorando per realizzare un programma preciso che ci metterà in grado di partire nelle suddette date. Abbiamo avviato le necessarie modifiche di organizzazione interna e dato il via a dodici cantieri trasversali a tutta Ocf con scadenze diverse”, ha spiegato Capobianco. L’Organismo consulenti finanziari sarà
operativo sulle tre sezioni e avrà
in capo l’attività di Vigilanza dal
1 dicembre 2018. I tempi certi per il passaggio della Vigilanza dalla Consob all’Ocf
li ha dettati il testo dell’emendamento sostitutivo del disegno di legge 2942, che converte in legge “il decreto legge in materia finanziaria e per esigenze indifferibili”. Che Vigilanza sarà? Tofanelli, che da vice presidente Ocf, ha ottenuto la delega sulla materia spiega che “al verificarsi di una fattispecie indicata nell’indicatore di anomalia,
scatta l’allarme in un’ottica di vigilanza preventiva risk based. Per i consulenti abilitati all’offerta fuori sede questa è svolta dagli intermediari; per gli autonomi, in accordo con le associazioni di categoria, abbiamo selezionato indicatori che individuano i picchi di anomalia poi trasmessi all’Ocf quando qualcosa non quadra rispetto alla media standard. Per noi è fondamentale l’aspetto dissuasivo. Il sistema è digitale e basato su algoritmi”.
COME CAMBIA LA PROVA D’ESAME – “Riguardo alla prova valutativa di accesso alla professione di consulente finanziario, questa è caratterizzata da un quadro di materie definite per legge e dettagliate nel Regolamento di Organizzazione e Attività di Ocf. Il legislatore ha previsto con la legge di stabilità del 2015 la possibilità di una prova valutativa dedicata agli agenti assicurativi. Il modus operandi potrebbe prendere avvio innanzitutto dal confronto tra la tassonomia della prova valutativa per il cf e la tassonomia delle conoscenze e competenze degli agenti assicurativi. L’eventuale area di sovrapposizione, ponderata per i pesi e le propedeuticità, potrebbe risultare esclusa dalla prova dedicata”, ha spiegato ancora il direttore generale dell’Ocf Capobianco.
IL RUOLO DELLA CERTIFICAZIONE -Ha tenuto a sottolineare Mario Ambrosi, presidente Efpa Italia: “In finanza, l’aspetto psicologico nell’approccio all’investimento è fondamentale e vogliamo che questo sia incluso nelle prove valutative dell’Ocf, è tra gli aspetti che noi chiediamo per essere certificati. Ci aspettiamo di festeggiare i 6.000 certificati, in pratica un 20% in più. Sappiamo di essere riconosciuti dai consulenti finanziari però, in base a un’approfondita ricerca europea, è emerso che i professionisti certificati non fanno sapere di esserlo al proprio cliente. Sono consci del fatto che la certificazione ha peso e valore ma non lo comunicano. C’è dunque molta strada da fare a livello di personal marketing. Intanto il numero dei bancari certificati è in aumento”.
GOVERNANCE APERTA O CHIUSA? – Il dibattito in materia è caldo dato che la cornice della governance ha ancora i contorni sfumati. “Questa è una fase di decollo ma, dato che a regime le regole saranno diverse, è molto importante che si vada verso uno sviluppo qualitativo”, ha tagliato corto Scolari, che, a proposito di un potenziale spazio delle Scf nella governance di Ocf, ha espresso una certa frustrazione. “Le associazioni dei consulenti (Ascosim e Nafop, n.d.r.) non sono a oggi riconosciute degne né di collaborazione formale né tantomeno sono destinatarie di informazione. Noi abbiamo dato un contributo nella costituzione degli indicatori di anomalia nell’ambito della vigilanza all’Ofc ma, dal punto di vista formale, non c’è un ruolo per noi all’interno dell’Organismo. Non si sa se, una volta chiarita la governance, avremo i titoli per essere riconosciuti come associazioni. Forse succederà, da qui al 2020? Non partecipiamo alla definizione delle linee fondanti, credo che avviare una collaborazione e un dialogo sarebbe opportuno sia per Ocf, sia per Consob. Diciamo la verità: alcune associazioni sono parte integrante dell’Ocf e alcune no. Se noi saremo chiamati, a mo’ di minoranza linguistica, a dire due parole una volta l’anno in assemblea, la mia risposta è che possono fare a meno della nostra presenza”. E ha concluso con una sferzata diretta all’Organismo: “Tutti ci ascoltano, compresa Banca d’Italia. L’unico che non ci riconosce, in un dialogo istituzionale, è l’Ocf”. E la risposta è arrivata. Ha detto Capobianco: “L’Ocf è un ente che svolgerà una funzione pubblica. Le associazioni che potranno partecipare saranno rigorosamente definite. Ci saranno procedimenti di consultazione pubblica obbligatori da parte di Consob. Bisognerà anche capire come pesare le deleghe. Capisco il bisogno ma siamo un ente e non possiamo fare come vogliamo”.
LA CARICA DEI BANCARI – Il d.g. Capobianco ha successivamente raccontato, numeri alla mano, come si sta trasformando la composizione dell’Albo unico. “Dal 2013 a novembre 2017 si sono iscritte circa 14.500 persone, di queste il 43%, cioè oltre 6.000 sono dipendenti di banca con mandato, gli agenti sono circa 3.000, ovvero circa il 21%. Se guardiamo a tutti gli iscritti all’albo sono attualmente oltre 56.000 e di questi gli attivi sono circa 37.000. I due terzi degli attivi sono consulenti agenti ma i dipendenti bancari da qualche anno, come detto, viaggiano al doppio della velocità. Questo significa, senza dubbio, che è in corso un processo di modifica della composizione dell’albo”.