Il Tfr in busta paga? Per adesso resta al palo

TFR IN BUSTA PAGA? UN FLOP – Gli italiani considerano il Tfr una sorta di tesoretto per la vecchiaia. L'operazione Tfr in busta paga al momento risulta un flop, con lo 0,0567% dei lavoratori che ha fatto richiesta per l'anticipo: il calcolo, come spiega in un articolo il Sole 24 Ore, arriva dalla Fondazione consulenti del lavoro. Su circa un milione di retribuzioni esaminate, solo 567 dipendenti hanno chiesto all'azienda l'anticipo. I lavoratori dipendenti a partire dal 3 aprile hanno avuto la possibilità di chiedere la liquidazione del proprio Tfr "maturando" in busta paga fino a giugno 2018. La liquidazione in busta paga è ammessa a partire dal mese successivo a quello di presentazione dell'istanza: ossia per le richieste di aprile a partire da maggio. Il prelievo fiscale sull'anticipo è a tassazione ordinaria e quindi è conveniente solo per le fasce più basse di reddito.

SOLO LO 0,05% – Nel complesso, il Tfr dei lavoratori dipendenti vale circa 20 miliardi l'anno per i lavoratori interessati alla misura. Nella relazione tecnica della legge Stabilità, il governo aveva ipotizzato che a regime la norma potesse interessare circa il 40-50% dei lavoratori destinatari dell'operazione. Proprio in questi giorni – spiegano i consulenti – "sono partite le elaborazioni degli stipendi di maggio 2015 da parte dei consulenti del lavoro su 7 milioni di dipendenti e oltre un milione di aziende. In questa prima fase sono stati analizzati i dati delle grandi aziende (che mediamente occupano più di 500 dipendenti) e nei prossimi giorni l'analisi si sposterà sulle microimprese. Dopo questa prima fase di elaborazione di quasi un milione di stipendi, il risultato sulla liquidazione in busta paga del Tfr riguarda solo 567 lavoratori, ossia circa lo 0,05%".

I NUMERI – Sulla base delle elaborazioni dei consulenti, i lavoratori richiedenti sono per il 75% residenti nel Centro Nord e il 25% al Sud. Per il 43% lavorano nel terziario e per circa il 27% nell'industria. Il 25% ha redditi fino a 20.000 euro, il 50% fino a 30.000 euro mentre appena il 6,25% lo ha chiesto avendo redditi superiori a 40.000 euro annui. Solo il 10% di coloro che hanno chiesto l'anticipo ha tolto il Tfr da un fondo pensione. Da un'intervista a un campione significativo di coloro che hanno deciso di non chiedere l'anticipo, emerge che la decisione è stata dettata prevalentemente dalla penalizzazione fiscale (il 60% ha risposto che ha deciso di non chiederlo perché la tassazione ordinaria è troppo penalizzante). Il 16% considera sbagliato togliere il Tfr dal fondo pensione mentre il 20% non ha ancora valutato adeguatamente.