La pensione sembra ormai un privilegio per pochi. Per questo diventa sempre più importante cercare di arricchire l’assegno che arriverà ogni mese Ecco qui, come riporta La Stampa, tre percorsi fra i più praticati dagli italiani: risparmi reinvestiti, casa in affitto o da trasformare in liquidità, e fondi pensione.
IL RISPARMIO – Accantonare negli anni una quota di risparmi che servirà a integrare la pensione una volta finito di lavorare. Per fare un esempio, un tesoretto da 100mila euro può fare da alza-pensione per oltre 20 anni. Ma qual è la cifra giusta da prelevare per non restare a secco prima del tempo? Un’ipotesi è quella di ritirare ogni anno 5mila euro. Dopo 20 anni di prelievi, avanzerà ancora una piccola somma di 7.400 euro. Si può anche decidere di aumentare l’importo dei prelievi negli anni. Ad esempio, incrementando ogni anno del 5% la somma da ritirare e partendo da un livello più basso (3mila euro iniziali) alla fine dei 20 anni avanzeranno 15mila euro. Le due ipotesi però sono calcolate su un gruzzolo da 100mila euro che deve essere investito negli anni (l’idea è che renda il 3% annuo netto) in modo da controbilanciare i prelievi e il peso dell’inflazione (ipotizzata al 2%).
CASA IN AFFITTO – Un’altra ipotesi, già molto praticata dagli italiani per dare un po’ più di sostanza al reddito familiare e alla pensione, è quella di puntare sugli immobili. Le entrate cambiano a seconda del tipo di immobile, delle zone del Paese e delle varie zone cittadine. I rischi non mancano: occorre tenere ben presente i costi che l’immobile può produrre, dalle manutenzioni, alle tasse, agli inquilini insolventi, alla vetustà del mattone. Oltre all’affitto, l’immobile può diventare una riserva importante di liquidità ed essere smobilizzato, sia parzialmente, sia integralmente.
FONDI PENSIONE – È una valida alternativa alle formule fai-da-te. Offre una rendita mensile che può complessivamente arrivare fino al 50% del capitale versato negli anni. Se però il montante è inferiore ai 70mila euro allora si può richiedere tutto il capitale in un solo colpo. Il vantaggio sta nel fatto che negli anni le cifre versate verranno reinvestite da professionisti della gestione. Dunque si rivaluteranno annualmente ma molto dipenderà anche dall’andamento dei mercati. Nel 2014, i rendimenti medi dei vari strumenti di previdenza complementare hanno superato il 7%. Nel dettaglio, i fondi pensione negoziali hanno guadagnato in media l’anno passato il 7,3%, i fondi aperti il 7,5% e i Pip (Piani individuali pensionistici) il 7,3%.