Buoni fruttiferi postali: ecco quanto convengono

Dopo la vicenda delle obbligazioni subordinate, in molti si stanno chiedendo quale sia uno strumento finanziario più sicuro. Sia per la semplicità con cui è possibile aprire un libretto presso i 14 mila sportelli di Poste Italiane sparsi per la penisola, sia per sottoscrivere i classici buoni fruttiferi che, per tradizione, venivano intesati a figli e nipoti, il risparmio postale, scrive InvestireOggi.it, è da sempre stato il più amato dagli italiani.

RISPARMIO POSTALE – Una esclusiva di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che emette gli strumenti finanziari per piccoli tagli, garantiti dallo Stato, e li distribuisce appunto tramite Poste Italiane.  Anche la tassazione è agevolata, 12,50% anziché 26% come per la maggior parte delle obbligazioni in circolazione, e in qualsiasi momento è possibile rientrare in possesso dei propri investimenti in caso di necessità. E i rendimenti?

SCADENZE BREVI – In linea di massima, i rendimenti dei BFP seguono quelli dei titoli di stato. Non c’è quindi da meravigliarsi se oggi anche i Buoni Fruttiferi Postali non danno quel tasso di remunerazione del capitale che per anni hanno riconosciuto ai sottoscrittori. Si rasenta lo zero, ma per molti risparmiatori il BFP è ancora conveniente, soprattutto se di breve durata. I Buoni ordinari, che hanno 90 anni di storia alle spalle, sono ancora in grado di offrire una remunerazione positiva dopo 12 mesi (0,15%), mentre i BOT offrono ormai rendimenti negativi. Sul lungo periodo, invece, i Buoni Fruttiferi non convengono ed è preferibile investire direttamente in titoli di stato: su una lunghezza decennale, il BFP ordinario rende meno del BTP italiano. Unica eccezione, il BFP 4×4, la cui durata massima è di 16 anni e che offre un rendimento simile a quello del BTP ma le somme devono restare vincolate per almeno 4 anni.