Tassare le rendite finanziarie è anticostituzionale

ANTICOSTITUZIONALE? – E se la decisione di tassare le rendite finanziare fosse addirittura incostituzionale? Lo sostiene Paolo Cardenà su Vincitori e Vinti. Ecco la sua tesi. Saranno esclusi dall'aumento della tassazione i titoli di Stato e i conti deposito, che rimarranno tassati rispettivamente al 12,5 e 20%; mentre le rendite finanziarie derivanti dagli altri tipologie di investimento verranno tassate al 26%. La scelta del governo appare criticabile sotto molti punti di vista. Vi è innanzitutto un questione di iniquità e la scelta del governo contrasterebbe anche con i principi della Costituzione stabiliti agli articoli 47 e 53.

TUTELARE IL RISPARMIO – L'esigenza di assicurare al risparmio una particolare protezione trova diretto riconoscimento nell'art. 47 della Costituzione. La norma ha per oggetto al primo comma il risparmio e il credito ("la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito"). Il risparmio costituisce un valore costituzionale che lo Stato deve incoraggiare attivamente e tutelare contro ingiuste riduzioni di ricchezza. Ne consegue che il risparmio deve essere salvaguardato in tutte le sue forme.

AGGRESSIONE FISCALE – In realtà, ad oggi, il risparmio sta subendo da parte dello Stato un vera e propria aggressione che, a parer di chi scrive, contrasterebbe con il ruolo fondamentale che lo Stato dovrebbe avere nel promuovere e tutelare il risparmio, avendo, questo, un'indispensabile valore sociale. Uno Stato, come quello italiano, che tassa i risparmi a livelli altissimi, con le modalità distruttive poste in essere, viene meno agli obblighi imposti dalla Costituzione, che attribuiscono alla Repubblica il dovere di incoraggiare e tutelare il risparmio.

CRITERI DI PROGRESSIVITA' – Veniamo all'articolo 53 della Costituzione, a parer di chi scrive, anch'esso violato dal sistema impositivo che grava sui risparmi.Viene sancito che: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività." Criteri di progressività, quindi. Inesistenti, conclude l'analisi di Cardenà, nell'ambito della tassazione del risparmio. Anzi, ad essere precisi, la volontà del governo di voler aumentare al 26% l'imposizione fiscale sulle rendite derivanti da alcune tipologie di investimento, oltre che accrescere le distorsioni che vedremo tra breve, amplifica l'asimmetria rispetto al dettato costituzionale.