Come riportato da Il Giornale citando l’ennesimo monito arrivato dal Fondo Monetario internazionale, gli sportelli bancari nel Vecchio continente ci sono troppi sportelli e ci sono gruppi che hanno un notevole spazio per migliorare la loro efficienza, adottando una cura dimagrante che potrebbe portare fino alla chiusura di un terzo degli sportelli. Che in Italia si tradurrebbe nella rottamazione di 9.800 sportelli sui 29.500 attualmente operativi secondo Bankitalia (34mila nel 2008).
L’Fmi, che misura l’efficienza in base ai depositi, calcola che le banche europee potrebbero così arrivare a risparmiare 18 miliardi dollari di costi operativi. Una manna per un settore alla spasmodica ricerca di redditività e per cui lo stesso Fmi ritiene “non possa essere più posticipata” una soluzione “più completa” dei problemi: si chiede in particolare “un’azione urgente” sui crediti in sofferenza oggi oltre il livello di guardia: 200 miliardi il totale lordo in Italia.
Tutto giusto, ma il problema collegato con questo tipo di taglio netto, spiega ancora Il Giornale, sarebbe il rischio disoccupazione di 65mila posti di lavoro. In ogni sportello delle banche italiane lavorano infatti in media 6,5 addetti. Il tutto senza considerare le 28.100 uscite già messe nero su bianco negli accordi di ristrutturazione firmati con i sindacati per il periodo 2013-2020. Insomma in gioco ci potrebbe essere il destino di 90mila persone, e poco consola pensare che di norma il settore recupera tra il 30 e il 50% degli esuberi trasferendoli in altri sportelli o uffici di back office. Ammettendo siano ripescati la metà degli esuberi (65mila), sparirebbero infatti altri 32mila posti, e quindi 60mila considerando le uscite già decise.