Dall’estate del 2012 l’abbondanza di liquidità, l’allontanamento del rischio sistemico e la percezione di un lieve miglioramento economico negli Stati Uniti, a vantaggio esclusivo del resto del mondo, hanno sostenuto i mercati azionari. Malgrado il rischio di politiche monetarie più restrittive sia citato di frequente, i timori dei mercati sono placati dalla constatazione che la minaccia inflazionistica si sta allontanando. Ma ci sono da tenere d’occhio anche Giappone ed Europa. Ne parliamo con Didier Saint- Georges, membro del comitato di investimenti di Carmignac.
Il governo di Abe è oggi costretto a una politica di rilancio radicale perché per 15 anni il Giappone ha lasciato ristagnare la sua economia e aumentare il debito pubblico. E l’Europa? Deve affrontare lo stesso ostacolo. Gli sforzi degli ultimi quattro anni dei Paesi più deboli hanno avuto il merito di ridurre il deficit di bilancio globale in eurozona. Ma il successo è stato accompagnato da un peggioramento del debito pubblico, salito dall’80 al 90,6% del Pil. L’inasprimento della pressione fiscale su economie sfinite dalla disoccupazione e su un’imprenditoria fiacca è controproducente: è necessario garantire prima la base imponibile su cui fare i prelievi. Peraltro, come per il Giappone negli anni Novanta e per gli stessi motivi, il taglio dei tassi di riferimento non produce effetto sull’erogazione dei crediti, in calo in Spagna dell’8% su base annua e in Italia del 2%. Secondo le nostre previsioni, mancano ancora almeno 100 miliardi di euro di capitali propri al settore bancario europeo per sperare di veder trasmessa la politica monetaria della Bce all’economia reale. Ci sono due motivi che spiegano la sovraperformance attuale dell’economia Usa rispetto all’Europa: il settore bancario è stato ricapitalizzato molto tempestivamente e i gravosi adeguamenti fiscali sono stati introdotti solo ora, quattro anni dopo l’inizio della crisi, su un’economia ormai in grado di sostenerne il peso.
Qual è la cura, dunque?
La fiducia. È qui che il Giappone ha fallito nel decennio passato ed è qui che oggi inciampano i governi europei, per mancanza di ambizione. Come per esempio in Italia, dove i tentativi di riforma di Mario Monti sono stati bloccati a metà percorso dal ritorno dell’instabilità politica. L’Europa dovrà concentrare i suoi sforzi verso un maggiore coordinamento delle politiche economiche. La terza freccia nell’arco del progetto giapponese, che consiste nell’accompagnare gli stimoli di bilancio e monetari con un solido programma di riforme strutturali, è decisiva e dovrebbe essere fonte di ispirazione per i leader europei.
E sulle valute?
Continuiamo a privilegiare il dollaro Usa. Il mantenimento delle coperture su yen e sterlina inglese ha contribuito alla performance dei nostri fondi, poiché durante il mese passato entrambe le valute hanno continuato a svalutarsi rispetto all’euro.
Cosa ci può dire sulle obbligazioni?
Manteniamo un’allocazione equilibrata. A maggio abbiamo ridotto la duration della componente obbligazionaria dei nostri fondi, diminuendo l’esposizione alle obbligazioni sovrane Usa, pur mantenendo un’allocazione equilibrata fatta di obbligazioni sovrane dell’Europa meridionale e dei Paesi emergenti e corporate, soprattutto del settore finanziario.
Quanto alle azioni, qual è la vostra visione e quali sono, in questo momento, le vostre scelte?
Le migliori opportunità di investimento sono nei titoli nazionali trascurati dal rally. Tra questi, abbiamo introdotto nei fondi Carmignac Patrimoine e Carmignac Investissement il produttore di elettricità Kansai Electric, che dovrebbe trarre vantaggio dal riavvio degli impianti nucleari giapponesi. E mentre l’inflazione globale prosegue con un costante declino, abbiamo rafforzato nei nostri portafogli l’esposizione agli high yield, che offrono una buona visibilità. In quest’ottica, abbiamo aperto posizioni nella società farmaceutica Novartis o nel produttore di birra Sab Miller. Per finire, abbiamo completato in modo selettivo le posizioni negli Stati Uniti o in alcuni Paesi emergenti, integrando così durante il mese il gruppo diversificato turco Sabanci.