LA DIFFERENZA – Spesso la differenza tra risparmio gestito e amministrato non è chiara, soprattutto dal punto di vista del trattamento fiscale. Ecco quindi una breve sintesi, curata da Francesco Palladino per il sito Moneyfarm.it, delle differenze tra i due dato che una delle componenti da non trascurare nella valutazione del proprio investimento, è certamente il trattamento fiscale dei propri redditi.
CATEGORIE DI REDDITO – Prima di tutto bisogna considerare che ci sono due diverse categorie di reddito, ovvero reddito di capitale e reddito diverso, spiega ancora Palladino per Moneyfarm: i redditi di capitale sono interessi e dividendi sul capitale; i redditi diversi derivano invece da guadagni eventuali ed incerti noti come plusvalenze.
A livello fiscale ci sono tre regimi di imponibilità nei quali risparmio gestito e amministrato rientrano:
1) Regime della dichiarazione
In questo regime, è l’investitore che decide gli investimenti e svolge gli adempimenti fiscali riportando plusvalenze e minusvalenze nella dichiarazione dei redditi.
2) Regime del risparmio amministrato
Nel risparmio amministrato invece si delegano gli adempimenti fiscali al proprio intermediario finanziario pur restando sovrani nella decisione degli investimenti. L’intermediario funge così da sostituto d’imposta andando a trattenere un imposta del 12,5% nel caso di eventuali plusvalenze
3) Regime del risparmio gestito
Infine, nel risparmio gestito il cliente delega alla banca od alla Sgr (Società di gestione del risparmio) sia la decisione sulla strategia d’investimento che gli adempimenti fiscali relativi ai suoi investimenti. L’intermediario conteggia plusvalenze e minusvalenze valutando il patrimonio ai prezzi di fine anno rispetto ai prezzi di inizio anno (al netto di prelievi e versamenti). La base imponibile sarà determinata sia dai redditi di capitale che dai redditi diversi maturati annualmente.