LA QUOTAZIONE – Sull’imminente quotazione di Poste Italiane, decisa dal Tesoro con lo scopo di incassare almeno 4 miliardi di euro e prevista tra settembre e novembre 2014, vige il massimo riserbo. Tuttavia, per quanto alcune questioni legate alla più importante Ipo dell’anno vengano tenute segrete (ad esempio gli analisti che vi lavorano preferiscono l’anonimato), è innegabile la portata di tale privatizzazione per la sua consistenza e per gli effetti sui risparmiatori. Secondo il sito Moneyfarm.it si parla di una quotazione al 40% che potrebbe richiamare l’attenzione dei grandi fondi, sulla scia di quanto accaduto negli ultimi mesi a Piazza Affari. Qualora si raggiungessero i 5/6 miliardi, la capitalizzazione di Borsa salirebbe a circa 15 miliardi e il titolo entrerebbe nel mirino dei fondi e degli etf che, investendo a Piazza Affari, se lo ritroverebbero nell’indice Ftse Mib. L’80% dei ricavi di Poste Italiane deriva oggi dalle attività di raccolta e gestione del risparmio e il trend in crescita, specie in ambito assicurativo, fa ben sperare i potenziali investitore.