Se guardiamo con attenzione ai mercati, parrebbe ci siano ben poche alternative agli investimenti sul mercato azionario, benché la fase di salita duri oramai da lungo tempo con modesti e saltuari ristorni. Ma proprio per questo la cautela deve aumentare, e occorre guardare bene alla possibilità di diversificazione per essere fra i primi a ridurre i rischi. L’allarme viene chiaro dall’intensificarsi dei rischi geopolitici: Ucraina e conseguenti rapporti Europa/Usa con la Russia, Medio Oriente, Israele, Palestina, Iraq, eccetera.
Rischi di sistema: timori per l’aumento del rischio creditizio in Cina, dubbi sull’efficacia delle riforme in Giappone per stimolare investimenti e crescita, rischi che negli Usa si riducano i margini di profitto per le industrie considerato che siamo al livello massimo da 50 anni a questa parte. E in più i timori per l’Europa: poca anzi ridottissima crescita, situazioni di deflazione, stagnazione diffusa. Partirà la politica di forte iniezione di liquidità della Banca Centrale Europea? Ed avrà l’effetto prodotto negli Stati Uniti dalla Federal Reserve? Partirà in Europa il maggior finanziamento alle banche al fine di garantire alle imprese di ottenere maggior credito? E in più, ad aggiungere paura, ecco i recenti casi Argentina e Banco Espirito Santo.
Ancora una volta è bene che si instauri un po’ di timore in un clima che sembrava essere di solo ottimismo, perché ciò induce a ridurre le sovraesposizioni e a migliorare il profilo di rischio con acquisti sulle ricadute. Lo scenario base resta però ancora positivo: la crescita statunitense è francamente solida, l’occupazione migliora, ma questo non ha effetti ancora sull’inflazione salariale e tutto ciò mantiene bassi i tassi americani. Altro discorso purtroppo per l’Europa, dove tutte le incognite sulla crescita portano ancora a privilegiare il mercato obbligazionario. Si allarga inevitabilmente ancora di più la divergenza fra mercato azionario americano e mercato azionario europeo nelle preferenze degli investitori.