Con i tassi a breve quasi a zero e prezzi al consumo congelati, avere come obiettivo un rendimento di portafoglio del 3% diventa addirittura una strategia ambiziosa. Raggiungere l’obiettivo però non è così semplice. Quasi sempre è rischioso e quindi la strada è da percorrere con la dovuta dose di attenzione suppletiva. Come fare quindi? Ecco cosa scrive il CorrierEconomia.
HIGH YIELD E BOND IN VALUTE – Si può, per esempio, creare un paniere ben diversificato di obbligazioni high yield, alto rischio/ alto rendimento, come il bond Fiat con scadenza luglio 2022, un lordo del 4,17% e un netto (tassazione al 26%) del 3,08%, e di titoli privi di rating, come l’emissione di Tamburi Ip aprile 2020 che paga il 3,865 (netto del 2,86%). E ancora affidarsi alle emissioni in valuta, come i bond Bei in dollari australiani o neozelandesi, un sorprendente rendimento compreso fra il 3 e il 4% nonostante il rating sia da primi della classe (AAA). La marcia in più in questo caso può venire anche dal cambio, che nei prossimi mesi dovrebbe giocare a favore degli investitori in euro.
AZIONARIO – Naturalmente la partita del rendimento non può escludere i titoli azionari ad alto dividendo, che in questa fase di mercato sono diventati assai più generosi delle emissioni del reddito fisso. Visto che blue chip come Enel e Eni nell’energia o Azimut, nel risparmio gestito, hanno offerto total return decennali a tre cifre e le stime dello yield per i prossimi tre anni oscillano fra il 4 e il 6%.
LUNGO TERMINE – Oggi per avere un rendimento netto del 3% il risparmiatore deve spostarsi su scadenze ultraventennali, ad esempio sul Btp con scadenza settembre 2044 che offre un rendimento lordo del 3,4% e un netto del 3,21%. Con il rischio che ovviamente è più alto per le emissioni a così lunga scadenza, perché quando i tassi di interesse salgono, anche solo di un punto percentuale, il loro valore di mercato crolla. Per fare un esempio il Btp decennale perde 7,5 punti percentuali quando i tassi salgono dell’1%.