Titoli di Stato, come guadagnare di più anche con i tassi ai minimi

Che fare dei propri risparmi di fronte a rendimenti Btp sempre più avari e con la liquidità ferma sul conto corrente? Se lo chiede Angelo Drusiani di Banca Albertini Syz in un articolo su Corriere.it.

LE BANCHE CENTRALI – Molto dipenderà sulle scelte della Banca centrale europea, in materia di acquisto di titoli di Stato, in particolare il quantitative easing. In assenza di interventi da parte della Bce, i mercati obbligazionari potrebbero invertire la loro positiva tendenza mantenuta nel corso del 2014. Un aumento dei rendimenti di mercato in area euro è possibile solo se ci si aspetta un incremento dei tassi negli Stati Uniti o se, a causa di ulteriori situazioni di criticità tra i Paesi che hanno adottato la moneta unica, sui mercati tornasse il timore, infondato al momento, che l’euro finisca di esistere.

DOVE INVESTIRE – Chi dispone di una bassa propensione al rischio, spiega quindi Drusiani, potrebbe mantenere una presenza importante di titoli di Stato e obbligazioni a cedola fissa ancora per un arco temporale compreso fra 12 e 18 mesi. Andrebbero anche considerati i Btp Italia, pronti a premiare gli investitori quando il costo della vita riprenderà a salire. Sarebbe opportuno, anche se si tratta di investimenti a rischio medio alto, la presenza in portafoglio di strumenti denominati in monete diverse dall’euro, dollaro americano in particolare, perché le migliori prospettive dell’economia Usa dovrebbero favorire una ripresa della valuta a stelle e strisce.

RISCHIO MEDIO – Non molto diversa dovrebbe essere la composizione del portafoglio, se la capacità di rischiare assume una valenza superiore. A distinguerla dalla precedente, la percentuale da destinare alle divise estere. Se nel primo caso la quota potrebbe attestarsi ad un valore massimo compreso tra il 5 e il 7,5%, per una media rischiosità si potrebbe più che raddoppiare il peso, fino al 20-25 per cento. Gli strumenti espressi in dollari Usa o di altri Paesi, ma anche in corone del Nord Europa o in sterlina del Regno Unito, dovrebbero avere la durata massima di un anno ed essere destinatari di gradi di affidabilità molto alti. L’investimento, infatti, è sulla redditività che può produrre la moneta, non tanto su quello che potrebbe offrire lo strumento prescelto.

ALTO RISCHIO – Nel caso la propensione al rischio sia di livello elevato, il portafoglio potrebbe essere caratterizzato da una presenza importante di titoli a tasso fisso con durata anche medio lunga, per sfruttare possibili rialzi dei loro prezzi di mercato, se la Bce decidesse di cominciare le operazioni di quantitative easing. Non rilevante la quota destinata eventualmente ad emissioni con cedole indicizzate, mentre salirebbe al 25–30% la percentuale di strumenti denominati in valuta estera. Con una duplice avvertenza: uscire da quest’ultimo investimento sia se si guadagna almeno il 15 per cento sia se, nel caso contrario, si dovesse perdere tra il 5 e il 10%.