La guerra del formaggio tra Usa ed Europa

MADE IN ITALY – Mentre in Italia si pensa ad un marchio unico che rappresenti il made in Italy agroalimentare nel mondo, l’Unione Europea ha deciso di seguire una strada diversa, e di prendere “di petto” il problema della tutela, specie negli Stati Uniti, delle grandi denominazioni del Vecchio Continente, a partire dai formaggi più conosciuti. L’idea, in soldoni, è quella di arrivare allo stesso tipo di accordo raggiunto in Canada e nei Paesi dell’America Centrale, dove, per distinguere, ad esempio, Parmigiano, Gorgonzola e Feta prodotti nei rispettivi luoghi d’origine, dalle “copie”, è bastato introdurre il prefisso “simil” (simil-Parmigiano, simil-Feta, e così via). Lo scrive il sito Winenews.it.

ITALIAN SOUNDING – La cosa, ovviamente, non piace ai produttori d’Oltreoceano, che da decenni vendono formaggi made in Usa con lo stesso nome degli originali, convinti che, ormai, formaggi tanto popolari, come Asiago e Grana, siano “patrimonio dell’umanità” più che di singoli territori. Siamo ancora alle battute iniziali, ma la battaglia dei nomi che, ha detto Paolo De Castro, è difficile perché non é contraffazione, ma “Italian sounding” (quindi, formalmente, nulla di illegale, ma un business che, solo in questo settore, per Coldiretti, vale 5 miliardi), non si fermerà al formaggio.