Il Wall Street Journal, sostiene che Londra potrebbe usare il suo nuovo status di Paese extraeuropeo come incentivo per le imprese, limitando o addirittura vanificando i contraccolpi negativi di Brexit.
DIMINUZIONE IMPOSTE – Nel frattempo il Regno Unito ha già annunciato la diminuzione delle imposte sulle imprese al 17%. E fino al 12% se facciamo riferimento alla normativa italiana ulteriori riduzioni di aliquota non finirebbero nel territorio scomodo dei paradisi fiscali veri e propri. Il mondo del calcio rimane molto attento. Quindi tra gli investitori disincentivati dalla Brexit potrebbero esserci i numerosi proprietari di squadre di calcio, ma un nuovo regime potrebbe cambiare le prospettive anche per loro. Rimarrebbe a quel punto da risolvere solo il problema dello status (comunitari o extra) dei calciatori. Che cosa potrebbero fare l’Europa e i Paesi Ue se Londra decidesse di passare a una prospettiva di paese aggressivo? Qualcosa, ma non moltissimo. Cadendo i vincoli agli aiuti di Stato, gli exiters avrebbero mano libera nel sostenere interi settori.
DEREGULATION – A questa concorrenza poco leale l’Ue potrebbe opporre dazi monetari o ritorsioni di altra natura, come vietare o tassare severamente l’offerta di beni o prodotti finanziari provenienti da oltre Manica. Ma a quel punto la risposta potrebbe tornare dal fronte delle aliquote fiscali. Come sarebbero sicuramente disincentivi automatici e di una certa efficacia la perdita di regimi di assoluto favore quali le esenzioni della direttiva madre/figlia e di quella su interessi e royalties. Londra, però, potrebbe giocare una carta che già ha funzionato ai tempi della Thatcher e che mantiene intatto, se non aumentato, il suo fascino: la deregulation. Meno vincoli, meno incombenze, meno costi per quotarsi, per negoziare, per commerciare.