Consulenti, alle reti piace il Fintech

In Italia è scoppiata la febbre da Fintech. Ed è scoppiata anche tra le banche-reti. Le operazioni più recenti fanno capo ad Azimut e Banca Generali che tuttavia non sono state le uniche a muoversi, in un mercato sempre più interessato alle innovazioni tecnologiche in campo finanziario.

La Banca Sintetica di Azimut

Più nel dettaglio, Azimut ha perfezionato a fine giugno un’operazione con Epic, la prima piattaforma Fintech nata nel 2014 per formare un ponte tra le piccole imprese e gli investitori professionali. La partnership era stata già siglata l’8 febbraio scorso e a luglio ha portato ufficialmente alla nascita di una newco: si chiama Azimut Direct ed è attiva nel campo della mediazione creditizia e del securities-based crowdfunding riservato agli investitori qualificati.  Il 50,1% del capitale della newco fa capo al gruppo guidato da Pietro Giuliani mentre i partner di Epic hanno una partecipazione minoritaria del 49,9%.

La creazione di Azimut Direct è una nuova tappa nel progetto Banca Sintetica, che il gruppo di Giuliani ha messo in cantiere per lanciare sul mercato nuove forme di finanziamento alle piccole e medie imprese (pmi), tramite piattaforme digitali alternative ai tradizionali canali bancari. Con questo progetto, Azimut ha già erogato prestiti alle pmi italiane per oltre 450 milioni di euro con un obiettivo complessivo di 1,2 miliardi entro il 2025. “L’avvio di Azimut Direct rappresenta un ulteriore passo in avanti nella strategia perseguita dal nostro gruppo per far incontrare risparmio privato e imprese, attraverso un modello basato su innovazione tecnologica e sulla crescita costante delle piattaforme fintech”, ha dichiarato Giorgio Medda, co-ceo e global head of asset management di Azimut. Tecnofinanza ed economia reale: è questo il connubio che ha ispirato le ultime operazioni nel mondo del Fintech da parte delle grandi banche-reti e delle società italiane specializzate nella financial advisory. Nell’ambito di questa strategia, la stessa Azimut ha portato a compimento un’altra operazione alla fine di maggio. Attraverso il fondo Azimut Digitech Fund della sgr controllata Azimut Libera Impresa, ha aderito a un round di finanziamento a favore di Deep Tier, piattaforma Fintech che offre supporto alle imprese nell’intera supply chain, la catena di approvvigionamento dei prodotti, dai capi filiera sino ai sub-fornitori locali.

Sempre a maggio, il fondo Azimut Digitech (assieme al partner Gellify) ha investito in Contents , tech company che ha sviluppato una piattaforma SaaS di intelligenza artificiale basata su un perfetto ciclo di interazione tra analisi dei dati e sistemi di apprendimento automatico. A marzo, invece, il gruppo fondato da Giuliani ha deciso (sempre attraverso il fondo Digitech) di puntare su Surge produttore di software che permette la prima gestione collaborativa dei dati basata sulla tecnologia Blockchain. Senza dimenticare infine che Azimut ha già una collaborazione ben rodata con BorsadelCredito.it, l’azienda Fintech italiana che supporta le piccole e medie imprese nell’accesso ai finanziamenti, attraverso la rete di internet.

L’intelligenza del Leone

Il connubio tra tecnofinanza ed economia reale ha fatto da cornice anche all’ultima operazione messa in cantiere da Banca Generali. Nelle scorse settimane (attraverso il fondo 8A+ Real Innovation), il gruppo guidato da Gian Maria Mossa ha puntato su un’azienda con un business legato all’intelligenza artificiale. Si tratta di Datrix, società che opera nei settori dell’augmented analytics e del machine learning, in cui Banca Generali ha investito una somma di 2,5 milioni di euro. A dicembre 2020, invece, Banca Generali è entrata nel capitale di Conio Inc, azienda Fintech che opera nel settore delle cripto-valute. Nello specifico Conio è un wallet provider e offre servizi di custodia, negoziazione e reporting focalizzati sul Bitcoin. Banca Generali ha partecipato a un aumento di capitale di Conio in qualità di main investor sborsando nel complesso 14 milioni di dollari.

Se Azimut e Banca Generali si sono mosse in autonomia per fare shopping nel mondo della tecnofinanza, un po’ diverso è stato l’atteggiamento delle altre reti di consulenza finanziaria che, facendo parte di grandi gruppi bancari, hanno aspettato che a fare shopping fossero le loro controllanti.

 

Da Intesa a Deutsche Bank

Il gruppo Intesa Sanpaolo, che controlla Fideuram ISPB, ha per esempio già diverse partecipazioni in realtà innovative del mondo finanziario come Oval Money, la app per investire, risparmiare e gestire le finanze personali, oppure in Yolo, altra applicazione digitale per l’acquisto di polizze assicurative. Nell’aprile di quest’anno il colosso bancario guidato da Carlo Messina ha lanciato InvestoPro.com, una piattaforma di trading online che comprende analisi finanziarie, notizie, ricerche, e altri contenuti realizzati con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Tra i grandi gruppi bancari si è mosso da tempo anche Deutsche Bank che nel marzo scorso ha sottoscritto una cartolarizzazione di prestiti di Credimi, azienda specializzata nel finanziamento delle piccole e medie imprese attraverso i canali digitali. L’operazione, del valore di 170 milioni di euro complessivi, ha coinvolto il gruppo bancario tedesco per 150 milioni, più altri 20 milioni erogati da Banca Sella. “La trasformazione digitale del mercato finanziario ha catturato l’attenzione del nostro gruppo fin dalle sue prime manifestazioni”, ha dichiarato Francesco Rizzo, co-head of Southern Europe Institutional Clients Group di Deutsche Bank sottolineando come la banca si sia posizionata “gradualmente ai primi posti tra gli operatori globali che collaborano con le Fintech di settore, in ambito lending e non solo”.

Assicuratori in campo

Oltre alle banche, sono scese da tempo in campo anche le grandi compagnie assicurative. È il caso di Allianz che , attraverso la propria divisione Allianz X dedicata agli investimenti nel mondo del Fintech, ha acquisito varie partecipazioni in tutto il mondo tra cui quella in Moneyfarm, nota azienda londinese (ma con management e clientela italiani), specializzata nei servizi di consulenza finanziaria e di gestione patrimoniale attraverso i canali digitali. Intanto, nel nostro Paese si registrano anche novità importanti a livello legislativo.

Il 2 luglio scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto attuativo della legge sulla Sandbox Fintech, che prevede la creazione di uno “spazio tecnonormativo sperimentale e temporaneo per le imprese del settore finanziario che operano attraverso la tecnologia, con una regolamentazione semplificata, assicurando un livello di protezione adeguata per gli investitori”. Il decreto sancisce definitivamente l’interesse dello stato Italiano verso la tecnofinanza, istituendo un comitato presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) che ne regolerà la sperimentazione e che favorirà regimi agevolati alle aziende del settore.

Del resto, il legislatore non poteva certo ignorare un fenomeno che sta crescendo a vista d’occhio. Secondo l’Osservatorio Fintech & Insurance del Politecnico di Milano sono già 326 in tutto le startup italiane attive in questo settore, operanti soprattutto nel settore dei servizi bancari, dei servizi d’investimento e assicurativi. Inoltre, secondo una ricerca della società di consulenza manageriale e aziendale, Value Partners, le imprese Fintech italiane stanno attirando sempre più capitali. Bastano poche cifre per rendersene conto: dai 372 milioni del 2019 si è arrivati a oltre 1,6 miliardi di euro nel 2020. L’ Italia, insomma, non è soltanto un paese di santi e navigatori, ma anche un po’ un paese di Fintech.