Itaca, non solo capitali per la crescita delle Pmi

Massimiliano Carrà

 

Soddisfare le esigenze e il commitment dei propri investitori, sempre più interessati ad adottare un approccio di lungo periodo, specialmente in un contesto socio-economico assai complesso e incerto come quello odierno, e mettere a fattore comune gli oltre trent’anni di esperienza nel settore delle ristrutturazioni e riposizionamenti aziendali. È da questa particolare unione che è nata Itaca Equity, società che si avvale di alcune delle più importanti figure di riferimento nel suo settore di appartenenza: Giovanni Tamburi, Massimo Lucchini, Angelo Catapano e Sergio Iasi. Con quest’ultimo, partner e president della società, che nell’intervista a PRIVATE si sofferma sul business e sugli obiettivi, presenti e futuri, della realtà.

 

Partendo dal principio, quali sono stati i motivi che vi hanno spinto a fondare Itaca? Cosa mancava per voi nel settore del private equity?

L’Italia è un paese con un capitale industriale notevole, ma le perturbazioni sui mercati degli ultimi due anni hanno notevolmente inciso sul nostro tessuto imprenditoriale, intaccando spesso business altrimenti in buona salute e con fondamentali solidi. Ci siamo quindi resi conto che mancavano team e capitali specializzati nel turnaround e riposizionamento aziendale. Nel contesto italiano, sono presenti tanti fondi, italiani e stranieri, specializzati nel Leveraged buyout, ma relativamente pochi attori con competenze per sostenere le aziende nelle delicate fasi di crisi e riposizionamento, che sono però fondamentali per evitare la dispersione di capitali e garantire la salvaguardia delle risorse imprenditoriali del Paese. Itaca, in questo senso, costituisce un unicum nel mercato italiano, data la specializzazione e il mix di competenze.

 

Quindi, come funziona nel dettaglio il vostro business? Come vi distinguete in questo settore?

Itaca interviene, mettendo a disposizione equity, con partecipazioni che possono essere sia di maggioranza che di minoranza, in aziende caratterizzate da un modello di business di base solido, ma che, per fattori esogeni o endogeni, sono entrate in uno stato di crisi e risultano strutturalmente sottocapitalizzate. Le ragioni possono essere di diversa natura: da piani di investimento non correttamente valutati, fino agli effetti delle tensioni finanziarie degli ultimi due anni, con l’incremento vertiginoso del costo dell’energia e la spirale inflazionistica. Il nostro obiettivo è individuare la risposta più adeguata a permettere alle società in cui partecipiamo di realizzare il proprio potenziale, superando la crisi e tornando a crescere. Per questo, il nostro intervento non si limita all’equity, ma, a seconda delle specificità del caso, interveniamo come advisor o turnaround manager, mettendo a disposizione, assieme ai capitali, una visione strategica. Nelle nostre attività, abbiamo inoltre tre obiettivi principali: identificare e realizzare percorsi di riposizionamento mirati al reale e solido rafforzamento delle imprese target; garantire il necessario equilibrio, nella gestione del cash flow, tra quanto richiesto dalla gestione industriale e dalle esigenze finanziarie; e prevenire il deterioramento dei crediti bancari.

 

Per Ulisse Itaca era la destinazione finale, rappresentava il ritorno a casa, la fine di tutte le fatiche. Per voi invece?

Itaca per noi rappresenta esattamente questo. È un ponte che consente agli imprenditori e alle aziende in cui investiamo di completare con successo un viaggio, quello del riposizionamento aziendale. L’idea è di un offrire un supporto a 360 gradi a un’impresa che si trova nella tempesta di tensioni di mercato e geopolitiche, come quelle a cui assistiamo oggi, o di scelte strategiche non allineate con il business.

In senso più ampio, il nostro scopo è quello di favorire il rilancio, lo sviluppo e la competitività dell’industria manifatturiera italiana, stimolando l’innovazione tecnologica, come volano per l’efficientamento delle attività produttive, e incentivando la vocazione imprenditoriale dei singoli territori. Infine, nel pieno principio di promuovere un percorso di miglioramento per il business, Itaca si pone l’obiettivo di formare e sostenere le imprese verso l’adozione di processi sostenibili. Per questo investiamo esclusivamente in ottica compliant con i principi esg.

 

Avete dei target e dei settori di riferimento per le vostre operazioni, anche in termini di ticket di investimento?

Non abbiamo un target settoriale, ma manteniamo una visuale ampia sul mercato, grazie al nostro pool di competenze, in molti ambiti dell’industria e del terziario. La strategia di Itaca ruota però intorno a due cardini fondamentali. Da un lato, tendiamo a escludere investimenti in settori altamente regolamentati – come quello bancario, assicurativo, energetico e dei trasporti – perché l’efficacia delle nostre competenze e del nostro intervento risulterebbe significativamente limitata dalle regolamentazioni stringenti di settore. Dall’altro, in termini di ticket, valutiamo investimenti in aziende di dimensioni medio-grandi, che hanno quindi un fatturato pari o superiore a 80 milioni di euro, con l’obiettivo di investire la nostra dotazione di capitali di 600 milioni di euro in un massimo di dieci investimenti, vale a dire fino a 100 milioni di euro di investimento singolo. La decisione di concentrarci su un selezionato gruppo di investimenti è la chiave del successo dei nostri interventi.

 

Quali sono le operazioni che ci dobbiamo aspettare nell’immediato? Ci sono già dossier aperti da concludere entro l’anno?

 

Attualmente siamo focalizzati su 4-5 dossier. Considerati gli ottimi risultati raggiunti, tra la fine di quest’anno e il secondo trimestre del prossimo, puntiamo ad arricchire il nostro portafoglio con un nuovo investimento.

 

E, infine, guardando a quello che sta accadendo nel mercato, quali sono secondo voi i settori da tenere sott’occhio? 

 

Oggi i mercati sono attraversati da importanti turbolenze: l’incremento dei costi dell’energia, i tassi in rialzo e il contesto inflattivo mettono specialmente sotto pressione i settori business-to-business e quelli manifatturieri. Nonostante questo, riteniamo che investimenti mirati proprio in questi ambiti siano in grado di offrire nel medio termine le migliori soddisfazioni agli investitori.