Promotori che odiano le Poste

Che promotori e Poste Italiane non vadano propriamente d’accordo è ormai cosa comprovata da tempo; sarà per il colore giallo del logo societario, tipico sprone per comportamenti gelosi, oppure per la sfida diretta nel mondo della distribuzione, fatto sta che le reti si trovano a dover “affrontare” quella che potenzialmente si può rilevare come la banca più grande d’Italia: presente in tutte le zone d’Italia, ha attivato una rete di 14.000 uffici postali, attivandosi con decisione nel mondo dell’offerta di prodotti finanziari del comparto Banco Posta.

Le prime scintille si sono palesate con l’offerta delle sim più conto  (10 euro di ricarica gratis a chi attiva una SIM PosteMobile e la associa ad un Conto BancoPosta o alla ormai celebre Postepay), per poi aggravarsi con alcuni passaggi di casacca sgraditi; l’ultimo smacco sembra provenire addirittura dal governo, con la probabile nascita della “Banca del Mezzogiorno” (un piano di emissione di obbligazioni atto a rilanciare il credito nel sud Italia e garantire il necessario sostegno finanziario alle iniziative imprenditoriali destinate a questa realtà), che potrà contare sull’appoggio distributivo della rete, appunto, di Poste Italiane.

Analizzando però a fondo la questione, non si può non notare una similitudine; l’accusa molto spesso mossa dai promotori verso le poste, ossia quella di comportarsi da meri venditori senza offrire una reale consulenza (ne è esempio il commento di un nostro lettore “Il problema è dei clienti che quando vanno alle poste raramente trovano competenza e pianificazione, sempre più spesso venditori di prodotti standardizzati senza alcuna attenzione alle esigenze dei clientii”), risulta essere la medesima mossa dai professionisti fee only nei confronti delle reti. Nell’attesa che qualcuno provveda a chiudere il cerchio dei “j’accuse”, non ci resta che sperare nel “si salvi chi può”. Ovvero il risparmiatore.