Banche: su fondi di salvataggio botta e risposta Profumo-Passera

 Anche a chi non ama ricorrere alle dietrologie, la presa di posizione, meglio di distanza, da parte di Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, nei confronti dell’idea lanciata l’altro ieri dal collega e rivale Alessandro Profumo, numero uno di UniCredit, di dar vita a un fondo privato da 20 miliardi di euro a livello europeo con cui evitare il futuro insorgere di nuove crisi finanziarie come quella del biennio 2008-2009, pare dettata non solo da ragionamenti filosofico-operativi, quanto dalla voglia di contendere la scena al banchiere genovese più a suo agio sulla stampa internazionale che non su quella italiana.

 

Passera, che non da ora aspira al ruolo di “banchiere di sistema”, non è convinto dell’idea di Profumo perché vi ravvisa un fondo di salvataggio che non lo convince. Meglio, spiega, portare avanti la proposta del commissario Ue al mercato interno, Michel Barnier, di istituire un fondo di garanzia dei depositi. Sembra un discorso sul sesso degli angeli ma si tratta di sostanza, ovvero di decidere chi debba partecipare e in che misura al fondo e chi debba essere il beneficiario ultimo degli interventi di quest’ultimo. La posizione di Profumo piace di più alle grandi banche europee, mentre Passera cerca di lasciar trasparire una maggiore attenzione alla tutela della clientela.

 

Chissà se alle parole corrisponderanno le intenzioni e soprattutto azioni concrete, di certo la mossa di Profumo oltre a generare qualche frecciatina da parte dei colleghi potrebbe monopolizzare l’attenzione della prossima assemblea dell’Abi, in calendario questa settimana, oltre che del governatore di Banca d’Italia (e candidato futuro sostituto di Jean-Claude Trichet ai vertici della Bce), Mario Draghi. Soggetti che a differenza di Profumo sembrano prestare grande attenzione al mondo politico, in particolare a quello nazionale. Due mondi, la politica e la finanza, che si sono sempre marcati stretti e che hanno costantemente cercato di influenzarsi a vicenda, con alterne fortune.

 

Sullo sfondo resta il problema di una concreta tutela del risparmio, che molti dei commenti dei lettori di Bluerating sembrano testimoniare non sia esattamente la principale preoccupazione di mandanti e manager delle principali reti italiane. Un problema che probabilmente si lega alla carenza culturale del paese in questo settore (e non solo), nonché a una struttura di potere sempre più arroccata e chiusa nelle mani di pochi soggetti, spesso di età non giovanissima, tesi alla difesa dei propri interessi più che a sperimentare nuove forme di relazione con la clientela o a proporre nuovi prodotti e servizi in grado di rispondere meglio alle esigenze di quest’ultima. Un modello per molti non più a lungo sostenibile, ma voi che ne pensate? Come sempre attendiamo le vostre riflessioni qui: