Di Maria Giovanna Gallo
“Il risparmio gestito? Bisogna volerlo fare di mestiere”. Eugenio Namor, 50 anni, è il presidente del board di Anthilia Capital Partners Sgr. E sull’argomento è molto preparato, anche considerando il fatto che ha vent’anni di esperienza nella finanza. Ha lavorato per la Comit, per Banca Intesa, per Banca Caboto, e dal 2004 al 2007 è stato alla guida di Eurizon Capital Sgr. “L’industria non ha azionisti ‘puri’ di riferimento”, dice oggi a BLUERATING.
Perché? Le banche non sono azionisti?
Sì, ma hanno definitivamente rinunciato a fare questo lavoro. Anche io, come molti, prendo atto che si sono aggravate le difficoltà del sistema bancario di finanziarsi a causa delle tensioni sul debito sovrano. Ma questo non può non avere conseguenze.
Le banche hanno più interesse a collocare i propri bond che altri prodotti.
Esatto. Non è chiaro quali scelte faranno le sgr molto grandi. Verranno comprate da qualcuno? Non sono granché appetibili, secondo me, fatta eccezione per l’accesso alla rete. La verità è che manca una categoria di azionisti che voglia davvero fare gestione del risparmio. Le sgr controllate dalle banche stanno rinunciando a proporre prodotti di qualità, che lasciano alle case straniere, e questo si riflette sui risultati della raccolta. Per quanto riguarda il mondo istituzionale, manca una domanda da parte per esempio di fondi pensione, casse e fondazioni. I premi restano bassi, e questo da una parte non crea i presupposti per un business significativo, dall’altra non invoglia gli internazionali. C’è poi una forte presenza di prodotti bilanciati, di per sé opachi, e non c’è domanda di prodotti specialistici.
Ancora parecchie criticità, insomma. L’inversione di tendenza è possibile?
Non è facile, diciamo. La preferenza va ai prodotti previdenziali e ai fondi pensione. Le banche internazionali fanno raccolta sui mercati asiatici. Non è tanto vero che per il retail sia necessario separare la produzione dalla distribuzione. Il cliente medio della banca non è il private ma il risparmiatore che ha venti, trenta, cinquantamila euro. Basterebbe vendergli prodotti di asset allocation, razionalizzare l’offerta e prezzarla correttamente. Il risparmio gestito italiano è composto per buona parte da fondi monetari e obbligazionari.
A questo si aggiunge l’onere delle commissioni. In Italia è tra i più alti in Europa. Tirate le somme, si lasciano alle sgr risorse limitate per investire nella qualità della gestione. I clienti sono insoddisfatti più per la scelta delle classi di fondi nei portafogli e per i costi che per le carenze delle sgr, che invece in media hanno una qualità rispettabile in confronto alle risorse a disposizione.
Anthilia Capital Partners Sgr non è legata a una banca. Come sta andando?
Le sgr indipendenti crescono. Di poco, ma crescono. Lo ripeto: bisogna tornare alle basi. Occorrono azionisti che vedano nelle sgr un’area profittevole e non solo un centro di servizi. Altrimenti non si è competitivi. A novembre avevamo in gestione masse complessive per 415 milioni di euro. Vogliamo fare della società un centro di aggregazione.
Avete già in mente qualcuno?
Al momento stiamo guardando a piccole società per una possibile aggregazione. Ci stiamo guardando intorno. Senza fare nomi.
Che tempi avete?
Non abbiamo indicazioni da dare, a riguardo. Diciamo che, quando troveremo una società interessante, ci muoveremo.