Di Luca Spoldi
L’economia siciliana sembra restare un mondo a parte, più chiuso e meno dinamico rispetto al resto d’Italia, almeno scorrendo le analisi della Banca d’Italia che ricordano come alla caduta del Pil regionale del 2009, “meno pronunciata rispetto alla media del Paese”, abbia fatto seguito, lo scorso anno, “una ripresa dell’attività economica siciliana più contenuta di quella che ha interessato le restanti regioni”. In campo industriale i principali indicatori hanno registrato nel 2010 un miglioramento congiunturale fattosi più evidente a partire dalla primavera, con un miglioramento degli ordinativi e dei livelli produttivi che ha consentito “un più ampio utilizzo degli impianti”.
La ripresa del commercio internazionale ha poi permesso anche alle esportazioni siciliane “di recuperare in gran parte il significativo calo registrato nel 2009”. Eppure, spiega Via Nazionale, i riflessi sulla dinamica economica regionale sono risultati “limitati, a causa della strutturale modesta apertura all’export del settore manifatturiero locale”. Non vengono note migliori dal settore edile, che anzi ha continuato a contrarsi, “nonostante la ripresa degli importi dei bandi per opere pubbliche”. In un contesto di modesta ripresa dei prezzi di vendita, infatti, nel mercato immobiliare siciliano appare ulteriormente diminuito il numero di compravendite.
Ripresa solo “modesta” del fatturato anche nei servizi non finanziari, mentre nel commercio ci si è dovuti accontentare di veder stabilizzato il valore delle vendite di prodotti alimentari, dopo il calo del 2009. Indicazioni migliori vengono dal settore turistico, tornato a registrare un incremento del numero dei pernottamenti dopo tre anni di calo, soprattutto per merito degli ospiti stranieri. Una ripresa che probabilmente riflette, nota Bankitalia, come nell’ultimo decennio si sia assistito “a una ricomposizione dell’offerta a favore delle strutture ricettive di elevata qualità”. Gli investimenti, insomma, rendono anche in Sicilia, a patto di saperli e poterli fare: nel complesso tuttavia la recessione non solo ha comportato una diminuzione del numero di occupati (anche nel 2010 in Sicilia il tasso di occupazione è sceso, per il quarto anno consecutivo, col tasso di disoccupazione che resta il più elevato d’Italia), ma anche un calo delle vendite e della redditività delle imprese siciliane, accrescendone “le difficoltà nella gestione dei crediti commerciali”, mentre non sembra aver avuto “riflessi di rilievo sull’indebitamento finanziario delle imprese”.
Nel settore creditizio il tasso di crescita dei prestiti bancari è risultato positivo e superiore a quello del 2009, segno che qualcosa sta tornando a muoversi. L’espansione del credito ha riguardato sia le imprese, “soprattutto quelle a minore rischiosità e finanziate dalle banche maggiori”, sia le famiglie, in particolare con una crescita della domanda di mutui. Tuttavia anche nel 2010, come nei due anni precedenti, il flusso di nuove sofferenze bancarie in rapporto ai prestiti è cresciuto, spiega la Banca d’Italia, specie per quanto riguarda imprese di piccole dimensioni e famiglie. Il deterioramento della qualità del credito appare confermato dall’incremento, tra la seconda metà del 2008 e il 2010, della frequenza con cui le posizioni creditizie sono via via passate verso situazioni caratterizzate da crescenti difficoltà (tramutandosi in incagli, poi in sofferenze e infine in perdite).
Ultima nota non certo positiva, nel 2010 i depositi bancari hanno registrato una contrazione, più accentuata per le imprese, mentre il valore dei titoli in deposito è aumentato in misura modesta. Un quadro decisamente poco brillante che spiega da solo le difficoltà in cui si trovano a operare promotori finanziari e consulenti e che giustifica la cautela, quando non il disinteresse, di molti gruppi finanziari per ogni ipotesi di ulteriore rafforzamento della propria presenza nella regione.