Piegata ma non spezzata dalle precipitazioni dei giorni scorsi, Genova è la sesta maggiore città italiana secondo i dati Istat diffusi a metà ottobre e che fotografano la situazione a fine maggio 2011, con 608.676 residenti, alle spalle nell’ordine di Roma (2,77 milioni di abitanti), Milano (1,33 milioni), Napoli (957mila), Torino (908mila) e Palermo (655mila). Il terzo comune se si considera solo il Nord, e il terzo maggiore polo industriale nazionale.
Ciò nonostante, la città sembra faticare non poco a mantenere l’appellativo di “la superba” che durante gli otto secoli di repubblica marinara l’hanno sovente contraddistinta. In fase di trasformazione da grande porto commerciale e industriale a città del terziario, con forte vocazione turistica e culturale (nel 2004 è stata dichiarata capitale europea della cultura), Genova detiene tuttora un primato, quello del Banco di San Giorgio (dal primo aprile 2007 entrato a far parte del gruppo Ubi Banca), le cui origini risalgono addirittura al 1407, come Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio. Tra le prime istituzioni bancarie sorte in Italia, il Banco continuò a operare (con sede centrale nell’omonimo palazzo oggi sede dell’Autorità Portuale, nei pressi del porto antico e dell’Acquario di Genova) fino al 1805, quando sotto Napoleone la Repubblica Ligure venne annessa all’impero francese e il Banco cessò le sue operazioni (dalla raccolta alla fornitura di prestiti, sino all’emissione di carta moneta).
L’attuale Banco di San Giorgio è in realtà stato fondato nel 1987 sotto forma di banca popolare per trasformarsi in Spa nel 1982 con l’ingresso nel gruppo Cab (poi divenuto il gruppo Banca Lombarda e Piemontese). Con la fusione della controllante col gruppo Bpu Banca, anche il Banco entra a far parte nel 2007 del gruppo Ubi Banca proseguendo un piano di crescita anche per linee esterne che ha portato la rete di sportelli a quota 58. Istituzione che resta solo nei ricordi è la Borsa Valori di Genova: fondata nel 1885 e ospitata dal 1912 nel Palazzo della Borsa oggi di sede di mostre, la Borsa genovese fu – come tutti gli altri listini escluso quello di Milano – chiusa nel 1998, nel processo di concentrazione dei mercati e di passaggio dalle contrattazioni alle grida agli scambi telematici. L’avvenire presenta più incognite: secondo i dati di Bankitalia, Genova arretra del 3,7% annuo per quanto riguarda l’erogazione di mutui immobiliari nei primi sei mesi del 2011. Anche per il mercato immobiliare ligure, insomma, le prospettive non saranno esaltanti da qui ai prossimi mesi.