Palazzo Mezzanotte, Piazza Affari. Luogo simbolo della finanza italiana, dove, per intenderci, il nostro Paese subisce gli ormai quotidiani attacchi speculativi. E dove Assosim, l’associazione Italiana Intermediari Finanziari, ha organizzato, in occasione dei suoi 25 anni, il convegno “Gli intermediari italiani tra mercato nazionale e competizione globale alla luce di uno scenario europeo in divenire”; un momento di incontro e di confronto sul tema della crisi, con illustri rappresentanti del mondo dell’economia, della finanza del mondo bancario.A inaugurare la giornata densa di appuntamenti il presidente dell’Associazione Michele Calzolari: “l’incontro di oggi è stato organizzato per ricordare il 25° anniversario della nostra associazione ma, visto anche il momento difficile che stiamo vivendo, vuole essere siprattutto un’occasione di riflessione sulle prospettive dei mercati e dell’industria della finanza nel nostro Paese”.
È seguito un dibattito sullo stato dell’euro, sui nodi europei ancora da sciogliere e una piccola storia dello spread, ormai diventato termometro sensibile al rischio default di un Paese. Fiducia e credibilità sono le parole chiavi emerse dalle discussioni. “Bisogna contrastare il virus della sfiducia che non risparmia nessuno” come ha sostenuto Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, l’associazione bancaria italiana, che già a settembre aveva presentato un piano per l’Italia con Confindustria, le cooperative e Rete Imprese. Sabatini ha inoltre ricordato come “il problema delle banche italiane non è legato alla capitalizzazione, un sistema forte e resistente alla crisi”. Un messaggio positivo anche dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas, per il quale i fondamentali economici dell’Italia sono solidi e “non sono così degradati come si vorrebbe far credere”.
“I dati delle imprese hanno alti e bassi” ha continuato il numero uno dell’Istituto di Vigilanza “ma dimostrano che sono ancora competitive e in grado di attuare politiche di export nei mercati più dinamici”.Allora che fare? Come uscire dall’impasse? Pietro Giuliani, vice presidente Assogestioni e numero uno di Azimut, ha le idee chiare e vede nell’internazionalizzazione una carta vincente: “è necessario andare in altri Paesi con una grande crescita, che non significa delocalizzare”. Non solo: “ricominciare a incontrare le aziende in cui investire, sforzandosi di avvicinarsi al mercato e concretizzare le buone idee”. E così anche per Marco Tofanelli, segretario generale Assoreti, per il quale “gli intermediari finanziari hanno bisogno di svilupparsi, trovare il giusto equilibrio con un sistema di regolamentazioni a volte troppo invadente e puntare su una maggiore educazione finanziaria”. Per ripartire ora, all’orizzonte, il governo tecnico di Mario Monti sembra rappresentare, per l’amministratore delegato di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, la soluzione più gradita ai mercati. “La crisi si supera con il consenso di tutte le forze parlamentari e i cittadini. Sono ottimista per il ruolo di Monti”.