Ha operato sui conti correnti di decine di clienti ignari dopo essere entrato in possesso dei loro codici telematici, appropriandosi di somme di denaro di loro pertinenza per centinaia di migliaia di euro, collezionando una serie di irregolarità passibili di radiazione dall’Albo dei promotori finanziari. Per il momento però, la Consob ha dovuto limitarsi a una sospensione in via cautelare per 60 giorni nei confronti di Roberto Beretta, una misura adottata in ragione della necessità e dell’urgenza di proteggere investitori attuali e potenziali. La vicenda prende le mosse da diverse segnalazioni inviate alla Commissione da FinecoBank, a sua volta allertata dalle lamentele di numerosi clienti.
A seguito dell’emergere di diverse irregolarità nella condotta del promotore, lo stesso Beretta, interrogato dall’intermediario, ha ammesso di essere entrato in possesso dei codici telematici dei clienti e di aver frequentemente operato sui conti correnti a loro intestati, appropriandosi direttamente o indirettamente dei loro soldi mediante la ricezione di denaro contante e assegni. Denaro spesso utilizzato, come ha spiegato Beretta, al fine di rimborsare le perdite subìte da altri clienti, da lui non correttamente rendicontate.
Nel dettaglio, il promotore ha dichiarato di avere arrecato un ammanco ad almeno 13 clienti, pari rispettivamente a di 100.000 euro, 150.000 euro, 50.000 euro, 50.000, 150.000 euro, 15.000 euro, 105.000 euro, 60.000 euro, 200.000 euro, 300.000 euro, 50.000 euro, 100.000 euro e 110.000 euro. Il pf, segnala la Consob, ha inoltre inserito arbitrariamente il suo indirizzo di posta elettronica e il suo recapito telefonico (o quelli di suoi familiari), nell’anagrafica di diversi clienti. La Commissione ha pertanto ritenuto il promotore responsabile delle seguenti violazioni: acquisizione mediante distrazione della disponibilità di somme di denaro di pertinenza dei clienti; comunicazione agli investitori di informazioni non rispondenti al vero e trasmissione di documenti non veritieri; omessa esecuzione di ordini impartiti dalla clientela; perfezionamento di operazioni non autorizzate; indicazione di dati non rispondenti al vero nell’anagrafica dei clienti; omessa profilatura della clientela; utilizzo dei codici di accesso telematico ai rapporti di pertinenza della clientela.