“Basta ai continui cambi di casacca dei consulenti finanziari!”. Si intitola così il j’accuse a firma Vincenzo Imperatore su Il Fatto quotidiano; bersaglio dell’articolo sono i professionisti che decidono di cambiare mandante. “Se il vostro consulente finanziario cambia casacca e passa a lavorare per un’altra banca, fate attenzione! Perché lui, in tal caso, guadagna un bel po’ di soldini (“premio di ingaggio”) dal nuovo intermediario per effetto del trasferimento del suo patrimonio gestito, cioè dei risparmi dei suoi clienti, e voi vi potreste trovare nella condizione di dover sostenere pro-quota, senza accorgervene, quel costo” è l’incipit del pezzo (qui la versione integrale).
In merito alla vicenda vi riportiamo di seguito il comunicato a cura di Federpromm.
Stranamente da qualche tempo sul giornale “Il fatto quotidiano” vengono ospitati articoli al vetriolo da personaggi che si ergono a difensori dei risparmiatori e clienti che possono essere manipolati dai consulenti finanziari che “cambiando casacca della casa mandante” finalizzano per i loro interessi personali commissioni esorbitanti ai prodotti e servizi offerti alla propria clientela. Sintomatico è l’articolo del giorno 8 agosto sul tale giornale a firma di un “Consulente di direzione,giornalista e saggista” (così si definisce) di nome Vincenzo Imperatore che con un titolo accattivante:”Basta ai continui cambi di casacca dei consulenti finanziari” mette in guardia gli sprovveduti clienti da tali comportamenti assunti dai cf. Al di là dello schema interpretativo adottato dal nostro articolista – precisa Marucci della Federpromm – in realtà Imperatori manifesta un atteggiamento quasi provocatorio con una logica che non trova riscontro oggettivo nei rapporti di lavoro che disciplinano il legame tra intermediario.consulente-
Meraviglia come un giornale (Il Fatto quitidiano) che si erge a difensore nella trasparenza e della legalità, ospiti figure professionali di tale dilettantismo, che proprio perché non avendo un contatto reale con il mondo del sistema che regola e disciplina – direi rigidamente – la figura storicamente riconosciuta del consulente finanziario, cerca di creare confusione e scompiglio al martoriato popolo degli investitori.
Credo – conclude Marucci – che perseguendo queste logiche di interessi emerga una radicalizzazione del confronto tra opposti schieramenti senza produrre risultati utili non solo alla categoria dei consulenti finanziari ma anche agli stessi clienti/investitori che affidano in un solido rapporto fiduciario i loro risparmi a tali professionisti. Non è con la retorica e il bel canto del pettegolezzo che si formano quei processi di solidificazione con i clienti – di cui oggi se ne sente tanto il bisogno e tutti cercano di percorrere per eliminare quel “gap” esistente con gli altri paesi avanzati – attraverso l’educazione finanziaria e non solo.