“Fiducia sostantivo plurale. Meritarla, curarla e conservarla” è il nuovo libro di Sergio Sorgi e Francesca Bertè – pubblicato per Egea – che propone una raccolta di spunti teorici e pratici per provare a invertire una tendenza di lungo periodo, ovvero che fidarsi degli altri è molto più difficile di quel che si pensa.
“La fiducia è il pavimento che accelera oppure frena tutto quello che sentiamo e facciamo; senza fiducia non potremmo nemmeno alzarci dal letto la mattina e usciremmo con la pistola invece che con lo smartphone. Non tutto ciò che ci circonda e succede può però essere vagliato in modo meticoloso: abbiamo energie e tempo limitati e non ne verremmo a capo. Quanto c’è dunque di oggettivo nel fi darsi e quanto di soggettivo? Perché alcuni di noi si fidano anche in contesti apparentemente minaccianti e altri sviluppano forti diffidenze in situazioni che sembrerebbero prive di rischi? La fiducia è un interruttore che ci porta ad accogliere o rifiutare gli altri e che attiva le relazioni affettive, professionali, personali. Analizzando tre grandi famiglie di oggetti a cui la fiducia può essere applicata – le organizzazioni (e in particolare le istituzioni), il mondo professionale, le persone (gli altri e noi stessi) – gli autori individuano trentuno forme di fiducia e ci forniscono una raccolta di spunti teorici e pratici per esercitarla consapevolmente. La fiducia può essere offerta, negata, richiesta o restituita e dobbiamo decidere se e come fi darci del passato, orientarci nel presente e posizionarci rispetto al futuro. Perché la fiducia ha un valore economico, sociale e temporale inestimabile e senza di essa non possiamo affrontare la complessità del mondo” recita la quarta di copertina.
In sintesi, quindi, possiamo afferma come senza fiducia – negli altri e in noi stessi – non faremmo tante cose, anzi, forse non vivremmo affatto. L’atto del fidarsi, però, oltre ad essere una scelta generosa, è anche l’esito di una valutazione attenta, spesso inconscia, e che assume caratteri molto diversi dall’affidarsi o dallo sperare in qualcuno o qualcosa. Nonostante tutte le riflessioni e le buone volontà, la realtà dei fatti è che viviamo da tempo in un contesto segnato da una diffusa sfiducia nei confronti degli altri, del futuro e spesso anche verso noi stessi. Le domande da porsi restano quindi tante, così come le differenze tra chi ha in sé una innata fiducia – anche quando forse sarebbe meglio titubare un po’ – e chi invece resta diffidente anche in situazioni completamente sicure e prive di rischi.