Merrill Lynch scommette sull’equity

La crescita dell’economia mondiale nel 2011 sarà probabilmente ancora sostenuta, attorno al 4,5% con un lieve calo rispetto al 4,9% del 2010. Parola di Bill O’Neill, Chief Investment Officer per l’  Europa, il Middle East e l’ Africa (EMEA) di Merrill Lynch Wealth Management e autore di “Merrill Lynch Wealth Management Year Ahead 2011”. La ripresa di Stati Uniti ed Europa continentale potrebbe essere fonte di qualche  delusione, ma i forti consumi interni dovrebbero garantire il soft landing dell’economia  “Con la graduale ripresa dell’economia mondiale, gli investitori dovrebbero  preferire materie prime e titoli azionari a titoli di Stato e obbligazioni societarie. Nel  settore azionario, l’attenzione dovrebbe concentrarsi più sui dividendi che sulla crescita  del capitale”, sostiene O’Neill. “Inoltre, gli investitori dovrebbero mantenere un  approccio più cauto nei confronti del debito dei mercati emergenti, cercando di evitare  gli investimenti sopravvalutati.”. 

Gli squilibri offuscano le prospettive future

 La recessione del 2007-2009 si è rivelata molto più profonda delle crisi precedenti  e la successiva ripresa è stata più lenta rispetto alle fasi di ripresa post-recessive del  passato, secondo le opinioni espresse nella ricerca”Merrill Lynch Wealth Management  I paesi emergenti sono diventati la fonte di risparmio globale per eccellenza, con  un tasso di risparmio previsto al 33% del reddito disponibile nel periodo 2009-2014, a  fronte della continua contrazione dei risparmi nelle economie avanzate.  Questi risparmi imprimono un fortissimo slancio alla crescita dei mercati emergenti  per soddisfare la crescente domanda dei consumatori interni, mentre i consumatori  statunitensi hanno difficoltà a ridurre il proprio indebitamento e i governi europei si  preparano a risanare enormi disavanzi di bilancio.  Secondo Merrill Lynch Wealth Management, gli USA riusciranno a evitare una  ricaduta in recessione, ma il ritmo della creazione di nuovi posti di lavoro si conferma  molto debole rispetto a quanto registrato nelle fasi di ripresa economica del passato.  Sui mercati sviluppati, la spesa pubblica è focalizzata sulla necessità di provvedere ai  crescenti fabbisogni di assistenza sanitaria e previdenziale dovuti all’invecchiamento  La politica monetaria dei paesi sviluppati rimane eccezionalmente accomodante.  Tuttavia, mentre i paesi sviluppati erano impegnati a stampare moneta, i mercati  emergenti hanno provveduto ad accumulare riserve. Questo determinerà pressioni al  ribasso sul dollaro e, sicuramente, sull’euro. O’Neill prevede il continuo indebolimento  della moneta unica nel corso del 2011, ma una tregua delle pressioni al ribasso sul  dollaro. Questa situazione ha anche creato pressioni al rialzo sullo yuan e su altre  valute dei mercati emergenti, nonché alcune tensioni di carattere commerciale. La  sopravvalutazione e la sottovalutazione delle diverse valute hanno determinato una  distorsione delle valutazioni degli investimenti, un problema che potrebbe aggravarsi  ulteriormente nel 2011.  “La situazione ideale sarebbe un aggiustamento della politica monetaria  statunitense e dei paesi sviluppati che avvenga in contemporanea con un intervento  delle autorità dei paesi emergenti volto a consentire una maggiore flessibilità e  l’apprezzamento delle rispettive valute”, ha dichiarato O’Neill. “Tuttavia, esiste il  rischio di continue tensioni e dell’introduzione di misure di controllo sui flussi di  capitali nei mercati emergenti”. 

Trovare opportunità di investimento

Malgrado la ripresa tedesca abbia superato le aspettative nel corso del 2010 grazie  al traino della domanda dei mercati emergenti, molti paesi dell’Eurozona – in  particolare Spagna, Francia e Italia – continuano, secondo O’Neill, a sopravvalutare il  proprio potenziale di crescita. La debolezza delle economie periferiche compromette le  prospettive di tutta la regione e dell’euro.  La crescita statunitense dovrebbe restare attestata a 2,8% nel 2011, esattamente  come nel 2010, ma prevediamo un’accelerazione nel secondo semestre, che dovrebbe  consentire una flessione della disoccupazione, sulla scia di una ripresa mondiale che  diventa autosostenibile. Nel Regno Unito, la crescita annuale dovrebbe salire al 2%; la  ripresa appare relativamente radicata e potrebbe far passare in secondo piano l’effetto  dei tagli della spesa pubblica.  I tassi di crescita di Cina e India sono invece stimati, rispettivamente, a 9,1% e  8,4%. Tuttavia, le ottime performance dei titoli azionari dei mercati emergenti nel  corso del 2010 sono derivate prevalentemente dai mercati minori, quali Tailandia,  Turchia e Indonesia, una tendenza che pare destinata a proseguire nel 2011.  “La crescita dei mercati emergenti è oggi trainata dall’andamento delle economie  interne” continua O’Neill. “Il ruolo dei consumatori di queste zone sta diventando  sempre più determinante”.  Secondo O’Neill, i mercati emergenti a minore capitalizzazione, i titoli del Regno  Unito e le grandi aziende europee rappresentano oggi le migliori opportunità di  investimento in titoli azionari. A livello settoriale, i comparti energetico (inclusi  petrolio e gas naturale) e delle telecom offrono prospettive particolarmente  Nel 2011, secondo O’Neill, gli investitori dovrebbero concentrarsi sui dividendi (da  sempre il principale elemento di contribuzione al rendimento totale di un investimento  azionario) piuttosto che sulla crescita del capitale. Inoltre, gli investitori dovrebbero  avere un approccio prudente alle obbligazioni dei mercati emergenti e resistere al  fascino degli investimenti di moda, alimentati da una liquidità sfrenata. 

La ricerca del rendimento 

Investimento è sempre più sinonimo di ricerca del rendimento e i mercati dei titoli  di Stato sono pertanto destinati a perdere attrattiva, secondo il parere di O’Neill. “Un  discorso a parte meritano invece le obbligazioni societarie con rating elevato, che  dovrebbero godere di un buon supporto nella prima metà del 2011” prosegue O’Neill.  In linea generale, titoli azionari e materie prime sono preferiti a titoli di Stato e  obbligazioni societarie. La grande disponibilità di liquidità delle aziende potrebbe  determinare un’accelerazione dei processi di consolidamento settoriale e nuove  operazioni di fusione e acquisizione, quando emergeranno le opportunità più  Merrill Lynch Wealth Management prevede rialzi dei prezzi delle materie prime  nel 2011, sulla scia del successo delle autorità cinesi nella lotta contro il  surriscaldamento dell’economia. Ancora una volta, il settore energetico sarà  protagonista, unitamente a rame e altri metalli industriali, sostenuti dalla domanda  guidata dalla crescita dei paesi asiatici. Al contrario, secondo O’Neill, la corsa al rialzo  del prezzo dell’oro dovrebbe arrestarsi. “L’oro è tornato ai livelli di 22 anni se  rapportatato ai titoli azionari statunitensi” fa notare O’Neill. “L’anomalia è quindi  scomparsa e i titoli azionari offrono oggi una forma di protezione dall’inflazione  Il settore degli immobili commerciali nel Regno Unito sta tornando a rappresentare  un’interessante fonte di reddito. I rendimenti del mercato immobiliare possono oggi  arrivare a superare di oltre quattro punti percentuali quelli dei titoli azionari e di oltre  sei punti percentuali quelli delle obbligazioni indicizzate all’inflazione.  

Proteggersi dall’inflazione

Malgrado alcuni segnali facciano presagire un soft landing dell’economia cinese,  sussistono i rischi di un’impennata dell’inflazione. La diversificazione degli  investimenti, inclusi i titoli azionari, rappresenta un importante strumento di  protezione contro un eventuale ritorno delle pressioni inflazionistiche.  Sui mercati dei titoli di Stato, i buoni del Tesoro USA indicizzati all’inflazione  sembrano rappresentare un’alternativa a prezzi attraenti e rischio contenuto. In  presenza di un eventuale ritorno dell’inflazione, come già avvenuto in passato, anche i  titoli azionari giapponesi dovrebbero sovraperformare, sostiene O’Neill.  Nel 2011, secondo O’Neill, diversificazione sarà la parola chiave per gli investitori.  “Malgrado la ripresa sia ormai consolidata, gli squilibri tra i diversi mercati mondiali  alimentano grandi incertezze. Vista la possibilità di interventi estremi di politica  monetaria, è essenziale che gli investitori valutino attentamente l’adeguatezza della  diversificazione dei loro portafogli”.